Carlos Vila Nova è il nuovo presidente della repubblica di São Tomé e Príncipe, piccolo stato insulare dell’Africa Occidentale, ex colonia portoghese, noto per la sua alternanza alla guida del governo nazionale.

Considerato da Freedom House e da altri organismi internazionali come paese “Free” (“Libero”), al primo turno delle elezioni presidenziali ha vissuto momenti difficili, con un probabile tentativo di colpo di stato, immediatamente sventato, e il rinvio (per due volte) del secondo turno, a causa del ricorso presentato da parte del candidato terzo classificato, il presidente dell’Assemblea Nazionale, Delfim das Neves.

Secondo turno poi svoltosi il 5 settembre scorso, in un clima relativamente tranquillo, anche a causa dell’elevato livello di attenzione raccomandato dal futuro vincitore, Vila Nova, preoccupato per il ripetersi di situazioni poco chiare ed, esplicitamente, di eventual brogli da parte del suo avversario, Guilherme Pósser da Costa, e dei suoi sostenitori, ossia tutti i partiti di governo.

Vila Nova è uscito vincitore con circa il 57% dei consensi, confermando la tendenza del primo turno, quando aveva ottenuto il 43% dei voti validi, contro lo sfidante Pósser da Costa che si era fermato al 20%. Il nuovo presidente è membro del più importante partito di opposizione, l’Azione indipendente democratica (Adi), mentre lo sconfitto era il candidato ufficiale del principale partito di governo ed ex partito unico, il Movimento per la liberazione di São Tomé e Príncipe (Mlstp).

Il modello democratico di São Tomé e Príncipe riproduce, in larga misura, quello portoghese (alla stregua delle altre due piccole colonie lusofone dell’Africa Occidentale, Capo Verde e Guinea-Bissau, ma differentemente dai “colossi” angolano e mozambicano), con un sistema semipresidenziale, in cui il presidente della repubblica è eletto diretamente dal popolo, conservando alcuni, limitati poteri anche di tipo esecutivo. Nel caso di São Tomé e Príncipe, il presidente è capo delle forze armate ed è lui che nomina sia il primo ministro che il consiglio dei ministri; inoltre rappresenta il paese all’estero e ha il potere di dichiarare sia lo stato di emergenza interno che quello di guerra e di pace.

Legislative nel 2022

Questo piccolo arcipelago (964 km²) non è nuovo a esperienze di “coabitazione” istituzionale, con un presidente espressione di una minoranza parlamentare. Già nel 2011, per esempio, Manuel Pinto da Costa (Mlstp) era stato eletto contro il candidato dell’allora maggioranza (Adi), Evaristo Carvalho (fra l’altro, il presidente uscente), sostenuto dal primo ministro, Patrice Trovoada. Adesso, Vila Nova dovrà convivere con un governo che non lo ha sostenuto, e anche per questo il suo primo discorso da presidente – così come quelli fatti in campagna elettorale – ha sottolineato la volontà di rappresentare tutti i cittadini del suo paese, independentemente dalle loro tendenze politiche.

Ancora di più rispetto al primo turno, anche in questo secondo turno l’astensione è stata notevole, attestandosi quasi al 35% degli aventi diritto di voto (circa 123.000 elettori). Internamente, Pósser da Costa ha ottenuto la maggioranza in soli due distretti (Lembá e Lobata), mentre decisivo è stato l’apporto della diaspora: in tutti i circoli elettorali esteri, infatti, Vila Nova ha trionfato con quasi il 60% dei consensi.

Vila Nova non è un politico di professione, e forse anche questo ha giocato in suo favore. Nato nel 1956 nel nord del suo paese, è entrato in politica nel 2010. Laureatosi in ingegneria delle telecomunicazioni in Algeria nel 1985, il neopresidente ha preso parte, come ministro delle opere pubbliche, al governo Trovoada dal 2010 e, quattro anni dopo, ha esercitato le sue funzioni come ministro delle infrastrutture, risorse naturali e ambiente. Proprio questo passato da ministro del discusso Trovoada è stato uno degli argomenti principali del suo avversario in campagna elettorale che, evidentemente, non ha fatto presa su un elettorato che ha dimostrato la propria insoddisfazione rispetto all’attuale governo.

 Se la tendenza sarà confermata anche alle prossime elezioni legislative del 2022, è probabile che la coabitazione che sta per iniziare sia destinata a durare molto poco, prefigurando un paese egemonizzato dall’Adi, con l’ex-partito unico a leccarsi le ferite dall’opposizione.

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