Mauritania / Schiavismo / Accordi

A partire dal 1 gennaio la Mauritania non beneficerà più dei vantaggi commerciali concessi dagli Stati Uniti nel quadro dell’accordo African Growth and Opportunity Act (AGOA) lanciato nel 2000. Lo ha annunciato venerdì il presidente statunitense Donald Trump, il quale ha giustificato questa decisione accusando il governo di Nouakchott di non aver fatto sufficienti progressi in materia di lotta contro la schiavitù.

«Le pratiche di lavoro forzato come la schiavitù ereditaria non possono esistere nel 21esimo secolo» ha affermato il vice-rappresentante per il commercio statunitense C.J. Mahoney, aggiungendo che Washington spera che «la Mauritania lavori con gli Stati Uniti per eradicare queste pratiche e per poter così rientrare nell’accordo commerciale», secondo quanto riporta l’agenzia Reuters.

Grazie all’AGOA molti paesi africani possono esportare beni a prezzi vantaggiosi o senza dazi verso gli Stati Uniti, a patto che vengano rispettati alcuni criteri di governance, tra i quali il rispetto dei diritti umani.

La schiavitù è stata abolita in Mauritania nel 1980 ed è diventata illegale nel 2007. Ma un rapporto del 2009 del relatore speciale ONU sulle contemporanee forme di schiavismo, ha concluso che, di fatto, la schiavitù continua a esistere nel paese.

Lo stato dell’Africa occidentale ha la più alta prevalenza di schiavitù al mondo. Global slavery index stima che il 4% della popolazione, circa 150.000 persone, vivono come schiavi, ma in realtà potrebbero essere molti di più. E ciò nell’indifferenza, se non nella complicità, delle autorità, come dimostrano i diversi arresti e procedimenti giudiziari degli ultimi anni ai danni di attivisti delle organizzazioni anti-schiavitù che lavorano nel paese.

La Mauritania non è il primo paese ad essere sospeso dall’accordo. In passato anche il Gambia e lo Swaziland (oggi eSwatini) sono stati sospesi e poi reintegrati proprio l’anno scorso. Gli Usa utilizzano spesso la leva dell’AGOA per esercitare pressioni sui governi africani. (Radio France Internationale / Reuters)