Sierra Leone / Politica

E’ giunta al culmine in Sierra Leone la campagna elettorale iniziata il 5 febbraio scorso, in vista delle elezioni generali del 7 marzo, in cui saranno eletti presidente, parlamento e assemblee locali. Ieri sera si sono confrontati in un dibattito televisivo i primi 6 dei 16 candidati in corsa per la presidenza. I temi dominanti sono stati lo sviluppo umano, l’economia e la coesione nazionale.

I principali candidati a succedere all’attuale presidente, Ernest Bai Koroma – che lascia l’incarico dopo due mandati – sono l’ex ministro degli Esteri, Samura Kamara, esponente del partito di governo, All Peoples Congress (APC) e l’ex capo di stato militare, generale Julius Maada Bio, del principale partito di opposizione, Sierra Leone People Party (SLPP). Ci sono poi gli esponenti di due partiti nati dalla scissione del APC: Mohamed Kamaraimba Mansaray, detto Kamarainba, leader del Alliance Democratic Party (ADP) e l’ex vicepresidente licenziato da Koroma, Samuel Sam-Sumana, di Coalition for Change (C4C). Gli altri due sono l’ex alto funzionario delle Nazioni Unite, Kandeh Yumkella, che corre per la National Grand Coalition (NGC), e uomo d’affari Musa Tarawally del Partito democratico dei cittadini (CDP), nato da una costola del SLPP.

Per i sierraleonesi questo è il quinto voto consecutivo dal ritorno alle elezioni multipartitiche e il terzo dopo la fine della guerra civile, nel 2002.  Il paese è uno dei più poveri del mondo, con una popolazione di circa 7 milioni di persone e con oltre l’80% della popolazione giovanile senza lavoro.

Il reddito medio giornaliero è sceso a circa 1 dollaro negli ultimi tre anni a causa di un’economia – dipendente in gran parte dagli aiuti dei donatori e dai prestiti internazionali – in recessione. L’inflazione è superiore al 20% e i prezzi degli alimenti e il costo della vita generale sono saliti a livelli paralizzanti per la maggior parte delle famiglie, che devono accontentarsi di un solo pasto al giorno. (Africanews / The Sierra Leone Telegraph)