Sierra Leone / Ebola

La Sierra Leone sabato stata dichiarata dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità (Oms), fuori dall’epidemia di Ebola in quanto da 21 giorni non si verifica alcun caso.

Dopo l’annuncio è stato il paese intero a festeggiare. Fuochi d’artificio, canti, danze e candele accese hanno caratterizzato la serata nella capitale Freetown e in vari altri centri del paese.

L’epidemia, la più grave dall’identificazione del virus in Africa centrale nel 1976, ha fatto oltre 11.300 morti di cui circa 4.000 nella sola Sierra Leone (ma in generale il 99% delle vittime e tutto concentrato in tre paesi confinanti, la Guinea, il Sierra Leone e la Liberia).

L’Oms aveva già dichiarato superata l’epidemia di Ebola in Liberia nel settembre scorso anche se restano preoccupazioni per la situazione in Guinea (il paese da cui era partito il focolaio nel 2013) dove casi di Ebola continuano a segnalarsi nella regione di Forécariah, vicino al confine con la Sierra Leone.

Rivolgendosi alla popolazione, il presidente Ernest Bai Koroma ha reso omaggio “all’eroismo senza confronti del personale medico” e ha aggiunto: “abbiamo vinto il virus”, pur sottolineando la necessità di continuare a stare in guardia. (Askanews)

L’epidemia ha messo a dura prova un paese tra i più poveri al mondo, che cominciava a riprendersi dopo una guerra civile devastante tra il 1991 e il 2002). Le compagnie minerarie sono andate via, dicono fonti della Misna, e a causa delle restrizioni negli spostamenti, è entrato in crisi perfino il piccolo commercio”.

Il presidente Ernest Bai Koroma ha annunciato un piano di sviluppo per tornare a percorrere “un cammino di crescita” entro due anni e fondi dell’Onu per oltre un miliardo di dollari dovrebbero finanziare interventi nella sanità, nella scuola e nella “protezione sociale”. Bisognerà, però, anche ricostruire il vivere civile. Le modalità di trasmissione del virus, attraverso il contatto e i fluidi corporei, hanno condizionato in modo le abitudini della popolazione. Ogni incontro pubblico, perfino le funzioni religiose, è diventato fonte di allarme e fattore di rischio.