Per decisione del Santo Padre Benedetto XVI, la Segreteria generale del Sinodo dei vescovi è autorizzata a rendere nota la versione non ufficiale delle Proposizioni della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi sul tema La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. “Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14).
Pubblichiamo tale versione provvisoria, ufficiosa e non ufficiale in lingua italiana.

Con la votazione delle 57 propositiones, il Sinodo dei vescovi per l’Africa ha chiuso i battenti. Questi “enunciati propositivi” riassumano le idee-guida emerse dagli interventi e dalle discussioni avvenuti nell’aula sinodale e nei gruppi di studio. Le propositiones sono, di norma, riservate al Papa. Benedetto XVI, tuttavia, ne ha autorizzato la pubblicazione (in una versione non ufficiale, in quanto intende rimanere libero di farle proprie, di emendarle o di rifiutarle).

 

Non è stato facile arrivare a un numero “accettabile” di propositiones. In un primo momento, ne sono stata presentate 280, alcune delle quali molto lunghe (di numerose pagine dattiloscritte). Tutti hanno cercato di tradurre in una propositio quanto avevano detto in aula. «Siate brevi» è stato, invece, l’invito-ordine ricevuto della segreteria del sinodo. Una commissione ad hoc, infine, è riuscita a ridurle a 57.

 

L’ordine di numerazione con cui le propositiones sono state rese pubbliche non è sempre logico. L’intento, tuttavia, è stato quello di accorpare in esse più temi e proposte possibili. I padri sinodali le offrono al Papa perché le ritengono contenenti temi «fondamentale importanza», e gli chiedono «che valuti l’opportunità di offrire un documento sulla Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace». (propositio 1).

 

Una commissione speciale di 15 persone (12 elette dal sinodo, 3 nominate dal Papa) ha ricevuto l’incarico di esaminare le propositiones e, in base ad esse, stendere la prima bozza di quella che sarà l’esortazione post-sinodale che Benedetto XVI firmerà e presenterà alla chiesa d’Africa (si pensa non prima di 12 mesi).

 

Se il Sinodo africano del 1994 era stato definito “Sinodo della risurrezione e della speranza”, quello da poco concluso viene definito “Sinodo di una nuova Pentecoste”. I padri sinodali «pregano che lo Spirito della Pentecoste rinnovi la nostra apostolica dedizione a operare perché la riconciliazione, la giustizia e la pace e l’umanità in generale prevalgano in Africa e nel resto del mondo», perché «non avvenga che gli immensi problemi che gravano sull’Africa ci travolgano», e perché i fedeli cattolici del continente «diventino “sale della terra” e “luce del mondo”». (2) L’Africa che emerge dal Sinodo è un’Africa che “ha voce”, tanta voglia di rialzarsi e una risoluta volontà di non stare più ai margini del mondo.

 

Si parte con il sottolineare l’importanza della comunione ecclesiale (3 e 4), del sacramento della riconciliazione (5) e di una forma non sacramentale della celebrazione delle riconciliazione (6), di cui si auspica l’inculturazione nel contesto africano (7). Sono suggerite alcune prassi pastorali di riconciliazione (8) e si raccomanda l’instaurarsi nel continente di una spiritualità della riconciliazione (9).

 

Per un migliore servizio alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace, la chiesa in Africa rinnova il proprio impegno al dialogo ecumenico (10: «la cristianità divisa è uno scandalo»), al dialogo interreligioso (11: la religione non va politicizzata, le intolleranze e le violenze vanno eliminate), al dialogo con l’islam (12: «l’islam superi le discriminazioni e il fondamentalismo e la chiesa dia risalto alla libertà di culto»), e con le religioni tradizionali africane (13: non si rifiuta ciò che di buono e santo contengono; si suggerisce la ricerca scientifica su di esse; si richiede un’azione pastorale per liberare l’Africa dalla piaga della stregoneria).

 

Varie le propositiones dedicate al tema della giustizia (14-20). I punti affrontati: sicurezza nella società, con l’appello ai governi «perché provvedano… ai bisogni essenziali della vita dei più vulnerabili» (15); la “fuga dei cervelli” (16), l’eliminazione della povertà attraverso un fondo continentale di solidarietà gestito dalla rete delle Caritas, la cancellazione del debito, la promozione integrale della persona (17).

 

La missione evangelizzatrice della chiesa in Africa si deve alimentare anche della dottrina sociale della chiesa (18) e deve interessarsi all’educazione (19: «l’Africa sta sperimentando un’emergenza educativa»).

 

Nella propositio 20 i vescovi deplorano il cosiddetto “Protocollo di Maputo”, che autorizza l’aborto terapeutico, svalutando, di fatto, la maternità, e alla globalizzazione, definita ambigua e che deve basarsi sulla solidarietà.

 

La propositio 21 è dedicata al tema della pace («dovremmo dedicare le nostre energie al suo servizio»). Numerose le proposte concrete, tra cui spicca: un programma africano di pace e solidarietà; consigli per la pace a tutti i livelli; lo sviluppo delle commissioni “Giustizia e pace”, la formazione di un’organizzazione permanente che favorisca il dialogo interetnico.

 

Centrali anche i temi della salvaguardia dell’ambiente e della riconciliazione con la creazione (22) , del commercio delle armi (23: si chiede la realizzazione di un trattato sul traffico di armi, l’abolizione di quelle nucleari, biologiche e di distruzione di massa), del “buon governo” (24), della politica (25), delle elezioni (26), della libertà religiosa (27), dei migranti e rifugiati (28: «I Padri sinodali credono che le politiche e le leggi migratorie restrittive contro gli Africani violino sempre più il principio della destinazione universale dei beni creati e gli insegnamenti della Chiesa sui diritti umani, sulla libertà di movimento e sui diritti dei lavoratori migranti»), delle risorse naturali dell’Africa (29: «i popoli d’Africa, invece di goderle come benedizione e fonte di reale sviluppo, sono vittime di una cattiva gestione pubblica da parte delle autorità locali e dello sfruttamento da parte di poteri stranieri»), dei beni essenziali come l’acqua e la terra (30).

 

Le propositiones 32 e 33 toccano i temi del rispetto per la diversità etnica e dell’inculturazione. In tema di globalizzazione e aiuto internazionale, il Sinodo mette in guardia dall’ambiguità della prima e dal cattivo uso del secondo (31).

 

Per quanto riguarda i “promotori” della riconciliazione, della giustizia e della pace in Africa, dopo aver messo il risalto l’urgenza e la necessità dell’evangelizzazione (34), i padri sinodali rivolgono la loro attenzione alle piccole comunità cristiane (35), ai nuovi movimenti religiosi (36), ai laici (37), alla famiglia (38), ai sacerdoti (39), ai seminaristi (40), ai religiosi (42), ai catechisti (43): a tutti raccomandano un attento studio della dottrina sociale delle chiesa e un impegno autentico nel trasformare la società alla luce dei valori evangelici.

 

Dopo aver presentato l’Eucaristia come fonte di comunione e di riconciliazione (45) e il potere della Parola di Dio, «la cui lettura-meditazione ci inserisce più profondamente in Cristo e guida il nostro ministero di servitori della riconciliazione, della giustizia e della pace (46), i padri sinodali si soffermano sulle categorie di persone più vulnerabili – le donne (47), i giovani (48), i bambini (49), i disabili (50) – e sulle situazioni più critiche in termini di sanità – Hiv/aids (51), malaria (52), droghe e alcol (53).

 

Nella propositio 54 i padri sinodali esprimono la loro preoccupazione per i prigionieri (55: «consideriamo inopportuni i molti casi di uso erroneo della legge e di fallimento della giustizia, che si sommano alla violazione dei diritti umani delle vittime che potrebbero essere incarcerate»), per poi esprimere un forte appello per l’abolizione totale e universale della pena di morte (55).

 

La penultima propositio è riservata ai mass media, di cui si auspica un pieno uso «per la diffusione del Vangelo e dei frutti di questo Sinodo» (56: «dovremmo assicurare mezzi di comunicazione educativi e formativi, che siano pronti a trasmettere valori culturali moralmente sani e le virtù evangeliche»).

 

Infine, il Sinodo affida la Chiesa d’Africa a Maria, Nostra Signora d’Africa, «il nostro modello nel ministero della riconciliazione, della giustizia e della pace» (57).

Per l’elenco completo delle propositiones, clicca qui