Bambini e conflitti
Una recente risoluzione, votata all’unanimità, intensifica l’impegno della comunità internazionale. Ma servono più risorse.

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu – con decisione unanime – ha ampliato i meccanismi di monitoraggio sulla condizione dei bambini nei conflitti. Con la risoluzione n. 1882, anche eserciti e guerriglie responsabili di violenze sessuali nei confronti dei minori saranno inseriti nella lista, redatta annualmente dal segretario generale Onu, Ban Ki-Moon, che riporta le forze armate ed i movimenti armati che utilizzano bambini come soldati.

In tal modo la comunità internazionale ha fatto un altro passo avanti, verso una maggior tutela dell’infanzia. L’ampiezza del fenomeno, del resto, ha fatto capire ai governi che è giunto il momento di intensificare l’impegno: lo stupro su larga scala, infatti, è ormai una vera e propria arma utilizzata in tante guerre contro i civili e anche per costringere i piccoli a combattere.

La risoluzione approvata consentirà agli operatori Onu sul terreno di aprire un dialogo con gli eserciti e le guerriglie per sviluppare dei piani d’azione così da far cessare le violazioni e perseguirne i responsabili.

Negli ultimi tempi, si registra maggiore sensibilità rispetto al problema delle violenze sessuali sui minori. Un ruolo importante, nel tener desta l’attenzione, lo ha la società civile. Per esempio, la  Coalizione internazionale contro i bambini soldato e altre organizzazioni non governative, sono pienamente associate al meccanismo di raccolta delle informazioni sul campo, informazioni utilizzate anche nei rapporti del segretario Onu. L’ultimo dei quali, divulgato lo scorso aprile, stima in duecentomila il numero dei bambini soldato. Inoltre, da qualche tempo, anche su proposta italiana, i mandati delle operazioni di pace Onu prevedono specifiche misure per la protezione dei minori (ad esempio in Costa d’Avorio, nella Repubblica democratica del Congo, in Sudan).

Le prossime sfide che la comunità internazionale deve affrontare sono l’adozione di sanzioni verso i responsabili di questi crimini e una maggiore collaborazione con i principali donatori, ad esempio la Banca Mondiale, affinché i programmi di riabilitazione dei bambini siano meglio finanziati. In questo senso un importante contributo potrà venire dal  Forum sugli impegni di Parigi, in programma il prossimo autunno a margine dell’assemblea generale Onu. Dovrebbe essere l’occasione per una grande mobilitazione mondiale. Anche sotto il profilo economico. Del resto, che senso ha contrastare l’immigrazione clandestina, vera ossessione di tanti governi occidentali, se poi non si aiutano i paesi usciti da conflitti sanguinosi a sanare le proprie ferite, che a loro volta generano immigrazione?