Pax Christi International (Pci) ha assegnato il suo premio per la pace di quest’anno (2021 Pax Christi International Peace Award) alla rete radiofonica cattolica (Catholic Radio Network – Crn) del Sud Sudan e dei monti Nuba. Il premio è assegnato annualmente dal 1988 a organizzazioni e attivisti che lavorano in favore della pace, contro la violenza e l’ingiustizia a livello di base e in contesti di guerra e conflitto. Ѐ considerato uno dei più importanti premi per la pace nel mondo della società civile.

Nel comunicato ufficiale diffuso nei giorni scorsi da Pci si legge che il riconoscimento è dovuto al radicamento tra la popolazione delle radio che fanno parte del Crn, le quali raggiungono quotidianamente circa 7 milioni di persone, molte nelle loro lingue locali, e al loro incessante lavoro di promozione dell’impegno civile, di educazione riguardo all’accordo di pace in vigore e ai processi democratici, indispensabili per l’uscita dalla crisi e la ricostruzione politico – amministrativa del paese.

Il comunicato sottolinea inoltre che la programmazione è indirizzata a promuovere la riconciliazione e il superamento dei traumi per i ripetuti conflitti che hanno martoriato il paese. Aggiunge che il Crn costituisce un’importante piattaforma per un dialogo costruttivo tra i diversi gruppi sociali e politici, offre notizie credibili e accurate, e ha un’attenzione speciale per i gruppi sociali più deboli, come le donne, i bambini e gli analfabeti.

Il Crn è un’iniziativa della famiglia comboniana in collaborazione con le diocesi del Sud Sudan e con quella sudanese di El Obeid, che ha giurisdizione sui Monti Nuba. Il lavoro di costruzione del network è iniziato nel 2006, appena dopo l’accordo di pace, firmato nel 2005, che ha messo fine alla guerra civile sudanese e ha preparato la strada all’indipendenza del Sud Sudan, nel 2011.

Il network è composto da 9 radio comunitarie indipendenti, 8 in Sud Sudan (Radio Bakita a Juba, Radio Emmanuel a Torit, Radio voce d’amore a Malakal, Radio buone notizie a Rumbek, Radio voce della verità e della vita a Yei, Radio voce della verità e della pace a Yambio, Radio voce della speranza a Wau, Radio don Bosco a Tonji) e una in Sudan, sui Monti Nuba (Radio voce della pace, a Gidel).

A Juba, capitale del Sud Sudan, lavora inoltre la struttura di coordinamento della rete che ogni giorno, tra l’altro, raccoglie informazioni dalle radio che ne fanno parte e prepara un notiziario in inglese e in arabo che poi ridistribuisce alle emittenti sul territorio. Ognuna delle radio lo traduce anche nelle lingue locali dell’area che raggiunge con il suo segnale.

La radio di Torit, nella regione dell’Equatoria Orientale, ad esempio, trasmette in inglese, arabo parlato a Juba –  il Juba arabic, ormai una lingua riconosciuta e studiata dai glottolinguisti – otuho, madi, lokwa, acholi, didinga e toposa. La radio di Wau, nel Bahr el Gazal Occidentale, trasmette invece in arabo “sudanese”, inglese, denka, balanda, jur, ndogo, kresh. E così tutte le altre emittenti del Crn.

Ogni radio trasmette poi programmi preparati in loco che dibattono i problemi della comunità locale e ne custodiscono gli aspetti culturali specifici.

Un lavoro immane, coordinato dalla direttrice del Crn Mary Ajith – 32 anni, laureata alla Daystar University di Nairobi – e portato avanti da un centinaio di giornalisti, in grandissima maggioranza locali, che fornisce un’informazione indipendente, accessibile e di qualità a gran parte della popolazione sud sudanese.

Un lavoro che garantisce nei fatti la promozione del diritto alla partecipazione alla vita politica, sociale e culturale anche per gruppi sociali più deboli e lontani dal potere. Un diritto che è ben poco garantito nei paesi africani, dove gli spazi per un’informazione indipendente sono generalmente limitati.

In Sud Sudan il contesto di lavoro è particolarmente difficile per gli operatori dell’informazione. Arresti senza chiare ragioni sono frequentissimi, così come altre forme di minaccia.

Scorrendo i titoli degli ultimi giorni del sito di Radio Tamazuj, il 20 agosto si legge Media authority fines editor 750,000 SSP for a social media post (L’autorità per le comunicazioni dà una multa di 750.000 SSP – equivalente a 5.757 dollari, una cifra enorme nel paese – a un direttore per un post su un social media). Il 22 agosto un articolo Right to information and freedom of expression in South Sudan (Diritto all’informazione e libertà di espressione in Sud Sudan) dibatte sul tema, raccogliendo diverse opinioni.

Alcuni sottolineano il dovere di rispettare i limiti posti dalla legge che secondo l’opinione di molti diventano sempre più restrittivi. Altri sostengono che la libertà di espressione nel paese non esiste. «Le minacce ai giornalisti impediscono l’accesso e la diffusione dell’informazione». «Ci autocensuriamo per rimanere vivi», ha sussurrato un amico sentito a Juba da Nigrizia.

Il Catholic Radio Network, che pure ha avuto nel recente passato diversi problemi con le autorità, opera in questo contesto irto di difficoltà. Perciò l’assegnazione del premio per la pace di Pax Christi International è di particolare importanza. Lo ha sottolineato il segretario generale dell’organizzazione, Greet Vanaerschot: «Speriamo che il premio per la pace, meritato riconoscimento per Catholic Radio Network, possa promuovere supporto internazionale per una pacifica e democratica azione di costruzione della nazione».

Linguaggio prudente e diplomatico, in cui spicca l’appello al supporto internazionale. Quasi l’auspicio che il premio sia un ombrello protettivo per un prezioso lavoro che rischia di trovare inciampi quotidiani.

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