Si vota il 9 gennaio
Dopo la visita a Juba del presidente Omar el-Bashir – che ha dichiarato che rispetterebbe l’esito del voto, anche se sfociasse nella secessione – il comboniano Daniele Moschetti racconta come si vive la vigilia elettorale. (In audio, intervista realizzata da Fortuna Ekutsu mambulu).

Il messaggio di pace lanciato martedì scorso dal presidente sudanese Omar El-Bashir è stato accolto positivamente dalla popolazione del Sud Sudan.

 

A dichiararlo è padre Daniele Moschetti, missionario comboniano che opera a Juba (capitale del Sud Sudan), secondo cui la visita del presidente sudanese, a pochi giorni dalla consultazione popolare, «ha dato più spessore al referendum», distendendo, nello stesso tempo, «le relazioni tra il nord e il sud», relazioni che, nelle ultime settimane, avevano registrato un certo surriscaldamento.

 

Tuttavia, sottolinea il missionario, le parole del capo di stato sudanese «vanno prese con le pinze», perché, «appena pochi giorni or sono, El-Bashir aveva detto esattamente il contrario».

 

Giunto a Juba per una visita al popolo e alle autorità sud-sudanesi, Omar al-Bashir ha dichiarato che rispetterebbe l’esito del voto del 9 gennaio, «anche se sfociasse nella secessione». Ha precisato: «Personalmente sarei dispiaciuto se il Sudan si dividesse. Ma sarò felice se tra le due parti ci sarà la pace».

 

Dopo il suo discorso, El-Bashir ha incontrato il presidente dell’amministrazione semi-autonoma del sud Sudan, Salva Kiir, con il quale si è intrattenuto sulle questioni post-referendarie: cittadinanza, sicurezza, condivisione delle risorse petrolifere, e definizione dei confini tra il nord e il sud del paese… Secondo la stampa locale, i due hanno convenuto di accordarsi su questi aspetti entro luglio 2011.

 

Nel frattempo, sembra che a livello organizzativo tutto sia pronto per il corretto svolgimento del referendum. Circa 4 milioni di persone sarebbero già iscritte nelle liste elettorali in vista del referendum per l’auto-determinazione, il cui esito, se rispettato, segnerebbe il compimento dell’Accordo globale di pace firmato nel 2005 tra il nord e il sud del paese, mettendo fine alla guerra civile.

 

L’esito del voto sembra scontato. «La gente è chiaramente per la secessione», conferma padre Daniele Moschetti. Secondo il missionario, i sud sudanesi vivono la vigilia elettorale in un clima di allegria, in modo particolare a Juba, dove si percepisce come nella popolazione «continua a crescere la speranza e la fiducia mentre ci si avvicina al voto».

 

Da segnalare che un commissione di esperti, nominata dal segretario generale Onu Ban Ki-moon. è giunta ieri a Khartoum con il compito di monitorare il refernedum per l’auto-determinazione del Sudan meridionale. Membri della commissione sono Benjamin Mkapa, ex presidente della Tanzania, Antonio Monteiro, ex ministri degli esteri del Portogallo, e Bhojraj, ex presidente della commissione elettorale in Nepal.

 

I tre commissari viaggeranno per tutto il paese, monitorando svolgimento del voto, spoglio, e fase di proclamazione dei risultati. Incontreranno anche membri dei governi del Sudane e del Sud Sudan, nonché la commissione per il referendum del Sudan meridionale, gruppi di osservatori internazionali e nazionali, la comunità diplomatica.

 

Le operazioni di voto inizieranno domenica 9 e continueranno fino al 15 gennaio. Si terranno sia al nord che al sud del paese e anche nelle otto nazioni in cui vi è una presenza significativa di immigrati sudanesi: Australia, Canada, Egitto, Etiopia, Kenya, Uganda, Regno Unito e Usa.