Con 274 casi confermati al momento, il Sudafrica è il paese più colpito dalla diffusione del virus Covid-19 nell’area sub-sahariana, secondo solo, nel continente all’Egitto che ha registrato finora 327 casi.

Il Sudafrica è un paese che rappresenta non soltanto la maggiore economia africana (insieme alla Nigeria) ma la nazione più avanzata a livello di servizi, presenza di aziende estere, mercati internazionali. All’emergenza sanitaria si aggiunge, dunque, la preoccupazione della tenuta economica a questo momento di crisi.

Dichiarato lo stato di catastrofe

Il 15 marzo, il presidente Cyril Ramaphosa ha dichiarato lo stato nazionale di catastrofe, atto che – contrariamente allo stato di emergenza – non richiede l’autorizzazione del parlamento. Un atto che dà al presidente il potere di emanare misure che riguardano l’assistenza sanitaria, la chiusura dei confini, ma anche modalità per proteggere la proprietà privata e, persino, prevenirne la distruzione. Cosa avverrà alle persone più vulnerabili?

Uno studio pubblicato su The Lancet il 19 febbraio scorso affermava che il Sudafrica è tra i paesi meglio preparati ad affrontare le epidemie. Si tratta di un “meglio” che però non basta. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il Sudafrica ha meno di 1.000 posti letto in terapia intensiva, di cui 160 nel settore privato.

Gap sociale

coronavirusLa domanda è: riuscirà il paese a diventare inclusivo in questa lotta? Perché bisogna ricordare che la nazione arcobaleno rimane quella con il più alto livello di gap sociale, disuguaglianze, divisioni razziali (allargate ai lavoratori stranieri, soprattutto africani provenienti da altre regioni del continente, e ai rifugiati). Su una popolazione di 58,8 milioni di abitanti (dati 2019) ce ne sono 6,8 (dati 2017) che soffrono la fame.Quasi il 20% delle famiglie non ha accesso adeguato al cibo e ha difficoltà a soddisfare i bisogni di base. Ovviamente si tratta soprattutto di famiglie di africani neri o “colored”.

Seguono gli asiatici. Il paradosso è che – stiamo parlando di dati forniti dall’istituto statistico sudafricano – molte delle famiglie che subiscono la fame, la mancanza di lavoro, di cibo e accesso alla salute, vivono nei centri urbani. Si tratta di persone che non hanno a disposizione un pezzo di terra, non producono cibo, ma non possono neanche guadagnarselo.

Ricordiamo anche che il tasso di disoccupazione è pari (2019) al 29,1%.Persone dunque, non solo vulnerabili alla diffusione del virus per questioni igieniche e la vita in slum e agglomerati in cui si vive a stretto contatto, ma che risentiranno per primi (anche se non saranno i soli) dello shock economico che indubbiamente il paese si prepara ad affrontare.

Inflazione e carenza di servizi di base

Il tasso d’inflazione a febbraio è stato pari al 4,6% con un aumento di un punto rispetto al mese precedente.
A farlo salire non è stato solo l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande ma anche le spese dell’assicurazione medica nonché il costo delle visite e degli ospedali del settore privato. I costi per l’assistenza medica sono aumentati del 9% rispetto allo scorso anno. Per la consulenza di un medico oggi si spende il 5,1% in più rispetto a un anno fa. E anche i medicinali hanno registrato un aumento del 6,4%.

A questa situazione, si accennava, vanno aggiunte le condizioni di vita di una larga fascia della popolazione che non ha accesso né ad adeguati servizi igienici né all’acqua. Come mettere in pratica le disposizioni che stanno circolando riguardo al lavarsi le mani spesso, bene e con sapone? Come evitare contatti fisici in luoghi o mezzi pubblici affollatissimi? Come mettersi in quarantena obbligatoria, nel caso si riconoscano i sintomi del virus, in luoghi condivisi in 6, 10, 13 persone? Come altrove nel continente, la giovinezza della popolazione sudafricana potrebbe essere un fattore positivo: solo il 6% dei sudafricani ha più di 65 anni, età ad alto rischio di morte per il coronavirus.

Tuttavia, decine di milioni vivono in vasta aree comuni e condividono ogni giorno affollati trasporti pubblici. Inoltre, dei 7,7 milioni di sudafricani che vivono con l’hiv, circa la metà e per vari motivi non assume farmaci per ripristinare il sistema immunitario compromesso.Il presidente ha fatto sapere che si sta discutendo su come affrontare questa emergenza nell’emergenza, vale a dire “le questioni di ineguaglianza sociale che potrebbero impattare gli sforzi per fermare il virus”.

Mentre un altro problema sociale sta crescendo esponenzialmente in queste ore: la stigmatizzazione e la violenza, per ora soltanto verbale, nei confronti dei bianchi. A parte le cronache e le testimonianze degli ultimi giorni – come il gruppo di europei accompagnato dalle grida “corona, corona” – è l’Istituto nazionale per le malattie trasmissibili (Nicd) che parla di “crescente antipatia” contro le persone che provengono da aree colpite dall’epidemia, Asia, Europa e Medio Oriente.

Colpo di grazia all’economia

Intanto, tutto questo avrà forti ripercussioni nel futuro del paese. Le restrizioni alle frontiere e il divieto di ingresso dai paesi colpiti dal virus non hanno per ora fermato le importazioni e le esportazioni, anche se si prevede un calo, soprattutto dovuto alla continua estensione del divieto di movimento per alcune categorie di lavoratori e personale qualificato. E anche i trasporti via terra potrebbero essere compromessi se la diffusione dell’epidemia continuasse ad allargarsi. Lo stop di alcuni voli e le cancellazioni di questi ultimi giorni, inoltre, incideranno non poco nella storia della compagnia di bandiera che dal coronavirus potrebbe ricevere il colpo di grazia.

Colossi a rischio bancarotta

Il 5 dicembre del 2019 lo stato aveva annunciato la bancarotta per la South Africa Airlines e la conseguente operazione di salvataggio della compagnia. Promessi 139 milioni di dollari  provenienti in parte da istituti di credito, gli altri dalle casse dello stato. Cosa che permetterebbe di salvare 10mila posti di lavoro. Ora però tutto rimane fermo, in attesa degli sviluppi della crisi sanitaria. Così come rimane critica la situazione della Sasol, la più grande compagnia petrolifera e chimica del paese. Sull’orlo del fallimento per debiti, la Sasol fornisce circa il 25% del carburante per motori del paese e dà lavoro, compreso l’indotto, a 400mila persone.

Altra compagnia in crisi è la Eskom, la compagnia elettrica nazionale. Anch’essa ha accumulato grossi debiti tanto da far annunciare la divisione della proprietà in tre settori. Aziende e privati denunciano anche i continui blackout che lasciano miniere, fabbriche, centri commerciali senza luce per ore. Ramaphosa si è spesso lamentato di mismanagement, cattiva gestione, di queste grandi imprese. Ora, però è il capo di Stato ad avere davanti la sfida più grande: come gestire al meglio, limitando vittime e danni, questa emergenza.

Infine, non bisogna dimenticare che il Sudafrica sta vivendo la sua seconda recessione in due anni. La contrazione dell’economia nel quarto trimestre del 2019 – dicono le statistiche ufficiali – è stata pari all’1,4% e ha superato di gran lunga le previsioni degli analisti che parlavano di un probabile calo dello 0,2%. Molti i settori che hanno registrato cali nella produzione.

In un incontro di emergenza, ieri, con leader di settori industriali il capo di stato ha assicurato che la sua amministrazione ha in programma di attirare 100 miliardi di dollari in nuovi investimenti entro cinque anni e che oltre 16 miliardi sono impegnati in progetti in cantiere. Ha parlato anche di agevolazioni fiscali, di prestiti per le piccole e medie imprese e di una modifica di legge sul fondo di disoccupazione.

L’economia sudafricana che è cresciuta dunque solo dello 0,2% nel 2019 e in diminuzione negli ultimi cinque anni rischia – al di là di queste rassicurazioni – una reazione che durerà a lungo e potrebbe avere un impatto di notevoli dimensioni a partire dalla popolazione più vulnerabile, fino ad estendersi su larghi settori della classe media.