Strada in discesa per Bashir
In un clima di crescente tensione, i sudanesi sono chiamati a votare, domenica, per la prima volta dopo 24 anni. Il presidente uscente, Omar Hassan El Bashir, promette elezioni “esemplari”, mentre non c’è traccia di avversari in grado di sconfiggerlo, dopo il ritiro dei candidati di gran parte dei partiti di opposizione.

Il Sudan si prepara alle sue prime elezioni multipartitiche dopo 24 anni. Una delle tappe fondamentali dell’accordo siglato tra il governo del Nord e i ribelli indipendentisti del Sud, nel 2005, dopo 22 anni di guerra civile. Un passaggio, quello delle elezioni, che sarà il preambolo del referendum sull’indipendenza del Sud Sudan, previsto il prossimo 2011.

I sudanesi andranno al voto domenica in un clima di altissima tensione, visto il boicottaggio annunciato dai principali partiti di opposizione e dal Sudan People’s Liberation Movement (Splm), il partito degli ex ribelli del sud. Il presidente uscente Omar Hassan el Bashir rimane ormai incontrastato, dopo il ritiro delle candidature dei suoi principali avversari, tra cui Yasser Arman, candidato di Juba.

Le tensioni si manifestano, però, anche all’interno dello stesso Splm. Ieri il presidente del Sud Sudan e vice di Bashir, Salva Kiir, ha negato che il suo partito intendesse boicottare le elezioni in 13 delle 15 regioni sudanesi. Boicottaggio annunciato, invece, il giorno precedente, dal segretario generale del partito, Pagan Amum.

Gli organi di partito, secondo quanto ha riferito Kiir, hanno approvato una risoluzione che prevedeva il solo ritiro della candidatura di Arman dalla presidenza e degli altri candidati, invece, nella regione del Darfur. La partecipazione dell’Splm al voto nelle altre regioni, ha ribadito il numero uno di Juba, non è mai stata discussa. Le dichiarazioni di Salva Kiir, che perlatro critica duramente Amun, sono indice, secondo il quotidiano locale Sudan Tribune, di una spaccatura all’interno della stessa compagine sudista.

Mentre Bashir preannuncia elezioni esemplari, l’Unione Europea ritira i propri osservatori dal Darfur, denunciando le minacce ricevute dal governo di Khartoum. Un voto estremamente difficile, dunque, in cui sembra ormai scontata la vittoria del presidente Bashir.