Sudan

Da alcuni giorni la giunta militare transitoria (TMC) di Khartoum ha imboccato la strada della repressione, come documentano i video ricevuti in mattinata dalla nostra redazione.

La svolta è stata preparata da dichiarazioni, trasmesse dalla televisione di stato, in cui si affermava che la zona del presidio davanti al quartier generale dell’esercito, che dura ormai da quasi due mesi, era diventato un posto pericoloso per episodi di microcriminalità diffusa.

La dichiarazione, letta immediatamente con preoccupazione e sospetto dall’opposizione, faceva seguito all’uccisione di una donna in gravidanza, colpita da un militare che, secondo le autorità militari, era ubriaco, e di un ragazzo colpito durante uno scambio di colpi tra diverse forze di sicurezza.

Da venerdì, militari – molti in divisa delle Rapid support forces (Rsf), milizia capeggiata dal vicepresidente del TMC, il generale di brigata Mohammed Hamdan Dagalo, conosciuto come Hemmeti – hanno caricato diverse volte i manifestanti sparando ad altezza d’uomo in parecchie occasioni facendo almeno due vittime.

Ma, secondo testimonianze che arrivano da Khartoum via Twitter, in queste ore sarebbe in atto una vera e propria operazione di sgombero. In città si sentono pesanti e prolungate sparatorie che provengono dalla zona del presidio mentre molti dimostranti si sono dati alla fuga, ma sembra che vengano rimpiazzati da altri.

Secondo il Central Committee of Sudan Doctors (CCSD), che raccoglie e diffonde le informazioni di tipo medico dalla parte dell’opposizione, i feriti sarebbero moltissimi, ma è ancora troppo presto per poter fare un bilancio delle vittime. Per ora, due sarebbero i morti.

Intanto la giunta sta cercando di bloccare l’informazione indipendente con continue minacce nei confronti dei giornalisti. Nei giorni scorsi è stato chiuso definitivamente anche l’ufficio di Khartoum di Al Jazeera, l’emittente del Qatar che finora aveva trasmesso notizie approfondite e continue sulla transizione sudanese.

La decisione ha avuto anche rilevanza diplomatica. Il TMC ha richiamato per consultazioni il proprio ambasciatore a Doha, circostanza che segna un altro passo nel progressivo distacco del Sudan dall’emirato, suo miglior alleato nell’area durante il regime del deposto presidente al-Bashir, e l’inquadramento sempre più organico nella coalizione guidata dall’Arabia Saudita. (Redazione)