Industria della difesa
Dal Rapporto annuale, incompleto, della presidenza del Consiglio emerge una crescita del 5,28% del valore delle autorizzazioni all’esportazione. Boom dei programmi intergovernativi. Il principale acquirente di armi italiane nel 2011 è stata l’Algeria. Aumenta anche il flusso di denaro nei conti delle banche che appoggiano il business armato.

Alla fine, il tradizionale Rapporto 2011 del presidente del consiglio dei ministri sui lineamenti di politica di governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento è stato reso pubblico sul sito del governo. Largamente in ritardo. Ampiamente incompleto.

Dopo le lamentele di alcune organizzazioni della società civile, l’esecutivo Monti si è deciso a rendere noti i primi dati sull’import ed export del settore armiero italiano. Mancano, tuttavia, molte tabelle rispetto ai Rapporti precedenti. Su tutte, quella che indica in modo completo i paesi di destinazione delle armi italiane. Confidiamo in una prossima integrazione del documento.

La prima notizia che emerge dalle 106 pagine del Rapporto è che il principale acquirente di armi italiane nel 2011 è stata l’Algeria, con 477,52 milioni di euro (9,08%), seguita da Singapore (395,28 milioni) e India (259,41 milioni).

L’altra notizia è che il settore non conosce crisi. Rispetto al 2010, infatti, si «è registrato un incremento del 5,28% del valore delle autorizzazioni alle esportazioni, al netto delle autorizzazioni per i programmi intergovernativi. Si è passati dai 2 miliardi 906 milioni di euro del 2010 ai 3 miliardi 59 milioni del 2011.

L’anno scorso, poi, il ministero degli affari esteri ha rilasciato complessivamente 2.497 (2.210 nel 2010) autorizzazioni all’esportazione di materiale di armamento. Di cui 1.615 (1.492 nel 2010) per esportazioni definitive; 701 (610) per esportazioni temporanee; 181 (108) per proroghe di autorizzazioni rilasciate in precedenza.

 

Inversione di tendenza
Gli stessi estensori del Rapporto notano «un’inversione di tendenza rispetto al 2010 dovuta principalmente alla ripresa di alcuni programmi intergovernativi di cooperazione». Infatti, questi ultimi sono tornati ai valori del 2009: 2.201.889.500 di euro contro i “soli” 345.430.573,38 euro dell’anno scorso.

Entrando nel dettaglio dei dati, il documento ci spiega che «il 95,54% delle autorizzazioni, corrispondente a 1.543 (1.432 nel 2010) autorizzazioni, è relativo a materiali di valore inferiore a 10 milioni di euro, per un ammontare complessivo di 306,21 (992,52) milioni. (il 5,82% del totale contro il 30,52 del 2010); le autorizzazioni per materiale di valore tra i 10 e i 50 milioni sono state il 2,97 (3,22 nel 2010) per un ammontare di 1.073,59 (903,88) milioni di euro (il 20,40% del totale contro il 27,80% del 2010). Mentre l’1,49% (0,80) delle autorizzazioni è relativo a materiali di valore superiore ai 50 milioni di euro per un ammontare di 3.881 (1.355,32) milioni di euro, pari al 73,78% (41,68%) del totale delle esportazioni. Un dato, quest’ultimo, che evidenzia «la crescita del comparto nelle forniture di sistemi completi».

Se le autorizzazioni sono aumentate, si registra un leggero calo nel valore delle operazioni effettive di esportazione (2.664,61 milioni di euro contro i 2.754,24 del 2010). Cioè del materiale effettivamente transitato dalle Dogane. Il Rapporto ci tiene a precisare che i due dati (autorizzazioni e operazioni) non possono essere correlati, perché lo sfasamento temporale esistente tra l’autorizzazione all’esportazione con l’effettiva spedizione del materiale prodotto non rende omogenei i valori monetari totali.
«Gli effettivi movimenti doganali danno la corretta indicazione finanziaria di quanto l’Italia ha esportato in materiali per la difesa nell’anno, poiché nella maggioranza dei casi, l’esecuzione contrattuale è modulata su base pluriennale. Le autorizzazioni concesse rappresentano, invece, seppure con una certa approssimazione (in quanto non sempre i contratti si concludono nella loro completezza), una componente dell’ammontare del portafoglio di ordini esteri della nostra industria per la difesa».

Aziende
Per quanto riguarda le aziende esportatrici, primeggia come volume finanziario, l’Agusta spa (Gruppo Finmeccanica), con il 14,37%, pari a 756,19 milioni; seguita da Orizzonti sistemi navali (Gruppo Finmeccanica e Fincantieri), con il 7,915% pari a 416,17 milioni di euro e da Iveco spa con il 5,55% pari a 292,13 milioni di euro.

 

Aree di destinazione
I principali acquirenti sono stati, come abbiamo detto, l’Algeria, Singapore, l’India, seguite da Turchia (170,80 milioni) e Arabia Saudita (166 milioni). Per quanto riguarda le aree geopolitiche di destinazione delle esportazioni, ai paesi della Nato/Ue è andato il 35,98% delle autorizzazioni; all’Africa settentrionale e Vicino Medio Oriente il 24,03%; all’Asia il 22,94%; all’America centro meridionale il 9,77%; a quella settentrionale il 4,59%.

Per l’Africa Sub Sahariana, il valore complessivo delle autorizzazioni rilasciate è stato pari a 41 milioni di euro (1,37%), una cifra quasi doppia rispetto a quella del 2010 (25 milioni). Mancando la tabella che mostra in modo completo i paesi di destinazione delle nostri armi, non è possibile al momento fare la classifica dei paesi africani acquirenti.

Banche armate
Bisogna attendere la Relazione più completa della Presidenza del Consiglio per controllare l’attività puntuale dei vari istituti di credito nel sostenere l’attività armiera dell’industria italiana. Da quella Relazione si estrapola anche la classifica delle cosiddette “Banche armate”. Nel Rapporto appena reso pubblico, invece, si registra, in modo succinto, solo la massa delle transazioni finanziarie. Bisogna ricordare che il ministero del Tesoro controlla quante volte e per quali importi una banca ha accreditato a un cliente soldi guadagnati vendendo armi all’estero.

Nel 2011 sono state autorizzate 1.720 transazioni bancarie (1.602 nel 2010), il cui valore complessivo è stato di 4.099 milioni di euro (3.586 nel 2010). Di queste transazioni, 881 (943 nel 2010) si riferivano ad autorizzazioni a operazioni di esportazione definitiva di materiali di armamento, per un ammontare di 2.386 milioni di euro (3.046 nel 2010).
È aumentato in modo vistoso il valore delle autorizzazioni relative a importazione definitiva e temporanee di materiale di armamento: 635 e 843 milioni contro i 225 e 187 del 2010.

Cresciuto anche il valore dei pagamenti per compensi di intermediazione: si è passati dai 95 milioni del 2010 (erano 35 nel 2009) ai 113 dell’anno scorso (Giba).