Giufà – Settembre

Giovanni XXIII, mezzo secolo, fa convocò a Roma i vescovi di tutto il mondo per sollecitarli a una responsabilizzazione diretta in una fase storica che da sola la curia vaticana faticava a interpretare con la dovuta partecipazione. Accettò il rischio di un confronto ecclesiale interno appassionato, talora drammatico, che scuoteva le certezze e demoliva incrostazioni secolari. Ridimensionando il peso del tradizionalismo, il Concilio aprì nuovi spazi ai credenti non sacerdoti nella vita ecclesiastica guidata dai vescovi. Il “corvo” dei palazzi vaticani non ci svela forse il ritorno, sia pure in forma parodistica, al potere temporale della chiesa?

Con il rinvio a giudizio dell’ex maggiordomo di Benedetto XVI, Paolo Gabriele, e di un suo complice (l’informatico della Santa Sede, Claudio Sciarpelletti)m entrambi rei confessi ma non del tutto convincenti, lo scandalo delle carte segrete del Papa rivelate in pubblico sembrerebbe incanalarsi in una mera dimensione giudiziaria. Ma sono convinto che si tratti solo di un’illusione, tipica di chi indugia sul dito anziché guardare la luna che il dito (in questo caso lo scandalo) indica.

Certo esiste un problema di riservatezza violata, se il giornalista Gianluigi Nuzzi – autore del best seller Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI (editore Chiarelettere, 2012) – ha potuto scrivere l’ottimo libro-inchiesta in via di pubblicazione, dopo l’edizione italiana, dappertutto nel mondo. Ma a voi sembra questo il problema principale che emerge dalla corrispondenza di tanti uomini di curia? O, invece, è il contenuto delle loro lotte di potere, combattute per il controllo (e spesso la dissipazione) di forti somme di denaro e privilegi, l’offesa principale recata alla chiesa cattolica?

Giufà è solo un estraneo che non resiste alla tentazione di impicciarsi. Spero mi scuserete. Ma da mesi mi sto ponendo la seguente domanda: perché Papa Benedetto XVI – la cui figura, peraltro, esce riconfermata integerrima da questa corrispondenza – non ha detto una parola sul merito di queste miserabili rivelazioni?

Ricordiamo a tutti che, in altre occasioni, sia da cardinale sia da Papa, Joseph Ratzinger non esitò a esprimere giudizi molto severi sullo stato di salute della chiesa. Ed ecco un’altra domanda: perché, allora, questa reticenza su malversazioni riguardanti la curia vaticana e la conformazione assunta (per scelte umane, non certo ispirate spiritualmente) dalla gerarchia ecclesiastica?

Il prossimo 11 ottobre, due giorni dopo l’apertura della 13° Assemblea generale del sinodo dei vescovi sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede” (l’evento, dal 7 al 28 ottobre, è da seguire con attenzione, perché delineerà gli orientamenti per la futura presenza della chiesa nel mondo), si celebrerà in Piazza San Pietro la solenne apertura dell’Anno della fede (pensato dal Papa come importante «momento di grazia e di impegno» per tutti i cristiani), per sottolineare la ricorrenza del cinquantesimo anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II. Gli intrighi all’interno di una curia che ha riassunto in pieno il suo predominio, non rivelano forse il tradimento dell’esperienza e dei deliberati conciliari?