Dura presa di posizione dell’arcivescovo anglicano
Troppa disuguaglianza, corruzione e violenza in Sudafrica. Così Desmond Tutu, figura emblematica della lotta all’apartheid, sferza l'African National Congress, il partito al potere da 19 anni.

«Non ho mai avuto una tessera di qualche partito politico. Negli anni passati ho sempre votato per l’African National Congress (Anc), ma molto tristemente devo dire che non sarei capace di votare per loro dopo aver visto come sono andate le cose finora. Abbiamo veramente bisogno di un cambiamento».

Lo ha scritto Desmond Tutu, anglicano, già arcivescovo di Città del Capo, sul settimanale sudafricano Mail & Guardian. Tutu, 82 anni, è stato anche presidente della Commissione verità e riconciliazione, ed è un protagonista delle trasformazioni del Sudafrica. Che tuttavia appare sconsolato: «L’Anc è stato veramente bravo a guidarci nella lotta per la liberazione dall’oppressione. Erano un buon movimento di combattenti per la libertà, ma mi sembra che un movimento di combattenti per la libertà non sia in grado di fare facilmente la transizione per diventare un partito politico. Oggi parecchia gente continua a votare per l’Anc per il fatto che chi ci guida siano le persone che hanno combattuto per la libertà che ora godiamo. Molta gente continua a votare con il cuore piuttosto che con la testa. C’è bisogno di un vero e proprio mutamento per aiutarla a capire che quando uno vota per un partito politico vota le sue politiche. Non si tratta più di qualcosa basato su legami emotivi che avevamo un tempo verso coloro che si batterono per la nostra libertà».

E ancora: «Il Sudafrica ha la possibilità di diventare una delle nazioni più vivaci e brillanti nel mondo. Abbiamo tra noi persone meravigliose di ogni razza e abbiamo un potenziale immenso. Fa male, fa molto male a me che sono anziano vedere il nostro paese deteriorarsi e lentamente scivolare lontano da ciò che eravamo sicuri appartenesse a noi: un’elevata autorità morale. È doloroso constatare che continuiamo ad avere nella nostra società la stessa disparità che eravamo abituati a criticare durante il regime dell’apartheid. Non si poteva immaginare un cambiamento repentino e di poter raggiungere il “paradiso” da un giorno all’altro, ma ci si aspettava a questo punto di aver fatto passi considerevoli nel colmare il divario tra poveri e ricchi. Invece oggi il Sudafrica è una delle nazioni più diseguali nel mondo e certamente non possiamo sentirci fieri quando pensiamo agli elevati livelli di violenza nel nostro paese».

Impietoso il confronto con i leader delle lotte di liberazione: «Durante la lotta di liberazione credo che avevamo gente veramente speciale. Sarebbe stato difficile trovare allora qualcuno che dicesse di lottare per farsi ricco o per una ricompensa. Erano persone ammirevoli per il loro altruismo, l’idealismo e l’impegno per la libertà per la quale erano pronti anche a sacrificare la loro vita. Pensavamo che questo idealismo e altruismo si sarebbe automaticamente trasmesso nell’epoca del post-apartheid. Ma ora uno non può che constatare così tante situazioni di corruzione e di mancanza di responsabilità nella gestione della cosa pubblica. Lo standard di vita nel paese è sceso tanto in basso che sembra dare ragione a coloro che dicevano: “Ve lo avevamo detto che con un governo a maggioranza nera avremmo sperimentato un continuo declino nello standard di vita”».