Conferenza internazionale dei donatori in favore della Somalia
Settantadue milioni di euro al governo somalo. E’ questa la somma stabilita alla Conferenza dei donatori in favore della Somalia. Un sostegno oggi necessario data l’emergenza pirati nel Golfo di Aden.

“Una data storica” questo il commento di Sharif Sheikh Ahmed ,il presidente somalo, al risultato ottenuto dalla Conferenza internazionale dei donatori in favore della Somalia, organizzata il 26 aprile a Bruxelles dalla Commissione Ue e dalle Nazioni unite.
Sono 72 milioni di euro i soldi stanziati per aiutare il governo di Mogadiscio a risollevarsi dalla tragica situazione in cui, da quasi 20 anni, versa il paese. A convincere la comunità internazionale della necessità di un intervento la sempre più pericolosa presenza dei pirati nel Golfo di Aden, fenomeno legato ai signori della guerra somali che si deve contrastare a partire dalla ricostruzione sociale in terraferma e al sostegno delle istituzioni.

Alla conferenza, ospitata dalla Commissione europea presieduta dal segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon e dal leader dell’Unione africana Jeang Ping, hanno partecipato 43 paesi tra cui anche l’Italia, la cui donazione dovrebbe ammontare a 4 milioni di euro.

Un risultato che supera le previsioni: Bruxelles si era infatti impegnato a raccogliere solo 60 milioni per il paese africano.
La parte più consistente della donazione (circa 60 milioni) sarà destinata alla missione Amison dell’Unione africana per rafforzare le truppe di oltre 4000 soldati – provenienti da Uganda e Burundi – già presenti nel territorio. L’obiettivo è di arrivare a ottomila unità entro il gennaio 2010.
I restanti 12 milioni verranno utilizzati, invece, per rafforzare le forze armate somale e riuscire a costituire un comitato di sicurezza congiunto, il Joint Security Committee (Jsc), che unisca le forze militari e le forze di polizia e che avrà il compito di coordinarle entrambe, anche nella lotta alla pirateria.

Un piccolo spiraglio di luce per il paese africano che ormai vive in uno stato di guerra “non-dichiarata” perenne. In Somalia non c’è un governo stabile dal 1991, Mogadiscio è una città di macerie, non esistono istituzioni: per sanità ed istruzione, ad esempio, la popolazione è costretta a rivolgersi ad aziende private a pagamento.

Per approfondire cerca nel motore in alto:
– Somalia: una tregua che non c’è, 20/11/2008
– “Una catastrofe umanitaria”, 22/11/2007