Le proposte del meeting di Ancona
Ong, enti locali, studenti. Oltre mille persone hanno partecipato tra il 13 e il 15 novembre al meeting internazionale “Europa con l’Africa”, ad Ancona, per discutere il futuro della cooperazione decentrata in Italia. Non sono mancate le voci, autorevoli, dall’Africa. Tra queste la maliana Aminata Traoré e il keniano, premio nobel per la pace, Richard Odingo.

L’Europa è diventata una grande prigione»: ha esordito con queste parole, la scrittrice e attivista politica maliana, AminataTraoré, nella giornata di apertura del meeting internazionale “L’Europa con l’Africa”, che si è concluso ieri ad Ancona.

Crisi economica, cambiamenti climatici ed emorragia di giovani, in fuga verso il “ricco” Occidente: è questo il filo conduttore che ha attraversato gli interventi delle numerose personalità africane presenti in questa tre giorni di dibattiti e convegni.
La “Fortezza Europa”, inespugnabile e in preda alla paura. La Traoré, parlando di migranti, capovolge il termine della questione dicendo: «Se noi vi facciamo paura al punto da innalzare barriere, allora voi non siete liberi». Il muro, quello di Berlino, è «un muro che risiede nelle menti e che non è ancora stato abbattuto» ha proseguito la politica maliana.

 

Dall’altro lato poi le cause del fenomeno. Cause come la crisi economica globale, provocate proprio da quei paesi “ricchi”, che oggi respingono i migranti. E ancora, i devastanti effetti provocati dai cambiamenti climatici in Africa: alluvioni, desertificazione, e vere e proprie guerre per l’acqua. Saranno sempre più rilevanti i movimenti migratori causati dai disastri ambientali.

 

«Non è il futuro, è oggi» ha ammonito dal palco del Teatro delle Muse di Ancona, il keniano Richard Samson Odingo, premio Nobel per la pace nel 2007, assegnato proprio per gli studi che ha condotto sui cambiamenti climatici. «Assistiamo oggi ad alluvioni, alla scomparsa di terre coltivabili. Alcune aree del deserto del Sahara stanno addirittura registrando un aumento dell’umidità. Non possiamo risolvere la povertà senza fermare i cambiamenti climatici!». Questo il drammatico appello di Odingo, che giunge proprio mentre, dall’altra parte del mondo, a Singapore, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il premier cinese Hu Jintao, con un accordo, decretano, di fatto, il fallimento del vertice di Copenaghen sul clima, previsto il prossimo 7 dicembre.

 

La cooperazione decentrata
Ad Ancona, si è parlato soprattutto del futuro della cooperazione. Oltre mille persone, tra rappresentati di organizzazioni ed enti locali, si sono riunite per discutere quale ruolo chiedere per la cooperazione decentrata. Grandi assenti: i rappresentanti del governo e dell’Europa. «Un fatto grave» per Flavio Lotti, coordinatore del Tavola per la Pace, secondo il quale la politica continua ad essere prigioniera delle proprie logiche, «all’interno delle quali non c’è spazio per l’Africa e per il mondo». Una politica nuova, è quella che invece Lotti propone di promuovere agli enti locali. Una politica che individua in un ruolo sempre più centrale assunto da comuni, province e regioni: «Tagliare con la cooperazione governativa» e dare spazio alla «cooperazione tra comunità».

 

Pur non esistendo studi in merito all’entità economica degli aiuti forniti dalle amministrazioni locali, la somma dei numerosi interventi potrebbe essere in grado, per la sola Italia, di raggiungere un piccolo patrimonio. Non mancano però le difficoltà. La frammentazione, sembra infatti essere il principale ostacolo. Come superarlo? È quanto gli amministratori locali, insieme alle organizzazioni, tentano di fare, non senza difficoltà, riunendosi in una rete proprio in occasione di questo meeting.

 

Stop agli aiuti
Non sono mancate però le voci critiche da parte africana. Tra queste, l’economista nigeriano, giovane direttore dell’Initiative for Pubblic Policy Analysis, Thompson Ayodele, vicino alle posizioni dell’economista zambiana Dambisa Moyo, che ha definito gli aiuti allo sviluppo, “foraggio per la corruzione” dei governi africani. «L’Africa ha incassato 400 miliardi di dollari negli ultimi 40 anni» ha detto il ricercatore, a margine dell’incontro.

 

«A distanza di anni, noi ci ritroviamo ancora senza medicine e senza acqua. Ci sono tantissimi progetti nel continente, finanziati dalla cooperazione, che non rispondono però alle necessità delle popolazioni. Faccio l’esempio della Nigeria: noi abbiamo un progetto finanziato dalla cooperazione internazionale che punta a sviluppare l’industria dell’acciaio. Oggi sono stati spesi ben 2 miliardi di dollari e ancora non abbiamo un’industria dell’acciaio. Progetti simili ne possiamo trovare sparsi in tutta l’Africa. Gli aiuti incentivano più spesso la corruzione e il cattivo governo».

Una posizione non condivisa dallo stesso Lotti, che ritiene fondamentale che l’Occidente si assuma le proprie responsabilità, pagando «il debito contratto con l’Africa».