Sahara Occidentale
Dalla 39a edizione della Conferenza europea dei comitati di solidarietà con il popolo sahrawi (Eucoco) che si è conclusa a Madrid ieri, si leva un coro unanime: ammettere il Sahara Occidentale fra i membri dell'Onu. La situazione degli sahrawi è preoccupante. Ci vuole un segnale forte.

Il Sahara Occidentale membro dell’Onu, questa la richiesta più forte emersa dalla 39a edizione della Conferenza europea di coordinamento dei comitati di solidarietà con il popolo sahrawi (Eucoco) che si è conclusa a Madrid ieri con una manifestazione a carattere internazionale nel centro della città alla quale hanno partecipato circa 4.000 persone.
La radicalizzazione delle richieste dei sahrawi e dei loro sostenitori non avviene casualmente in questo momento e in quella Spagna, che del Sahara è stata la potenza colonizzatrice.

Complici i movimenti della diplomazia popolare che spingono i governi europei a riconoscere la Palestina, i leader sahrawi, e gli oltre 400 partecipanti di 24 paesi alla Conferenza Eucoco, hanno chiesto che la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (Rasd), membro fondatore dell’Unione Africana e riconosciuto da una settantina di paesi nel mondo, sia ammessa all’Onu.
 La proposta è soprattutto una replica al discorso del re del Marocco, pronunciato il 6 novembre scorso, in occasione dell’anniversario della “marcia verde” con cui nel 1975 il regime di Rabat aveva nascosto, con un’iniziativa popolare, l’occupazione militare della colonia spagnola. Mohamed VI aveva infatti, una volta di più, chiuso le porte a tutte le richieste dell’Onu circa l’autodeterminazione dell’ultima colonia africana.

Intervenuto all’inaugurazione dell’Eucoco, il 14 novembre, anniversario di quegli accordi di Madrid con cui nel 1975 la Spagna ha ceduto la sua colonia al Marocco e alla Mauritania (ritirata quasi subito dall’occupazione), il presidente della Rasd, Mohamed Abdelaziz, ha colto al balzo il momento simbolico. Ha chiesto all’Onu di mettere finalmente in pratica le sue risoluzioni a favore dell’autodeterminazione, alla Spagna di rigettare ufficialmente l’accordo firmato 39 anni fa e soprattutto di smettere di sostenere, insieme alla Francia, l’intransigenza del regime marocchino. L’intervento più forte per denunciare l’insostenibile responsabilità della Spagna è stato senza dubbio quello di Pablo Iglesias, neosegretario del partito Podemos, accreditato ormai, nei sondaggi, come il primo partito spagnolo; un modo anche questo per distinguersi dalla politica dei governi finora succedutesi a Madrid.

Il quadro emerso dalle testimonianze dei partecipanti sahrawi è preoccupante. I Territori Occupati dal Marocco sono sottoposti ad un vero blocco esterno e ad uno stato d’assedio interno. Come denunciato dalla leader della resistenza nonviolenta sahrawi, Aminatu Haidar, da diversi mesi all’inviato speciale dell’Onu Christopher Ross e agli osservatori internazionali è impedito l’accesso al Sahara occupato. Inoltre ogni manifestazione del nazionalismo sahrawi, sotto qualsiasi forma, anche di semplice riunione nelle case degli attivisti, è impedita o violentemente repressa.

Non è un caso quindi che il prossimo appuntamento dell’Eucoco, diventato ormai un incontro a dimensione internazionale, sia stato nuovamente fissato in Spagna e che il 2015, 40° anniversario degli accordi di Madrid, sia stato proclamato “anno internazionale della solidarietà con il popolo sahrawi”.