Protesta in Canada contro le sanzioni Usa al Venezuela

Mentre il mondo intero è alle prese con la grave emergenza sanitaria globale causata dal coronavirus, l’establishment americano continua la guerra delle sanzioni economiche e finanziarie contro l’Iran e il Venezuela.

Washington considera questi due paesi «una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti»: il mantra che precede e accompagna ogni aggressione Usa contro un paese sovrano. In generale, l’obiettivo delle sanzioni è di distruggere l’economia di un dato paese e di impoverirne la popolazione portandola alla disperazione, con l’intento di provocare un cambio di regime.

Lo schema prevede anche grandi manifestazioni eterodirette dai servizi segreti Usa o dei loro alleati, con la collaborazione di ong “umanitarie” occidentali usate come cavallo di troia. Fino ad oggi, tuttavia, questo protocollo non ha funzionato né in Iran né in Venezuela.

Ciò nonostante, il 18 marzo scorso il segretario di stato Mike Pompeo ha comunicato che le sanzioni contro l’Iran non si fermeranno di fronte al Covid-19, annunciandone di nuove. L’Iran è all’ottavo posto per numero di contagi (77.995) e al sesto per quanto riguarda i decessi (4.869).

I dati sono del worldometers.info aggiornati al 16 aprile. Alla stessa data, il confinante Pakistan (con una popolazione di circa quattro volte quella dell’Iran) conta “solo” 6.505 casi e 124 morti. Eppure, il Pakistan è molto meno sviluppato dell’Iran, anche per quanto riguarda il sistema sanitario! Però è un alleato fedele degli Usa ed è dotato anche di armi nucleari.

Il paradosso è che Washington accusa principalmente – e pretestuosamente – l’establishment iraniano di lavorare per la costruzione di armi atomiche. Teheran lo nega perché, secondo il clero sciita che governa il paese, l’uso del nucleare per scopi militari è in contrasto con i principi della religione islamica.

Il vero motivo delle sanzioni è di spezzare le gambe al paese più influente nel Medio Oriente/Golfo Persico, che sta contrastando l’egemonia degli Usa nella regione. Le sanzioni non riguardano solo l’esportazione di idrocarburi, ma anche l’importazione di merci vitali come le medicine e i materiali sanitari, che dunque scarseggiano.

La banca centrale iraniana è nella lista nera della Casa Bianca, che impedisce categoricamente alle aziende e alle banche occidentali (le quali in caso contrario subirebbero ritorsioni) di operare transazioni finanziarie e commerciali con Teheran.

Per affrontare l’emergenza Covid-19, l’Iran ha chiesto persino un prestito di 5 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale – cosa che non succedeva dal 1979, data della rivoluzione guidata da Khomeini – ma la risposta è stata: “No!”. Il motivo? L’Fmi è strettamente legato all’establishment Usa.

La stessa risposta l’ha avuta il Venezuela, che ha chiesto la medesima cifra per affrontare la pandemia. Già prima vi era una carenza di insulina a causa dell’embargo finanziario. Questo paese è economicamente devastato dalle sanzioni imposte dagli Usa, che sono determinati a strangolare il popolo venezuelano pur di mettere fuorigioco Nicolás Maduro.

Sul presidente venezuelano – accusato di traffico di droga! – è stata emessa il 26 marzo scorso una taglia di 15 milioni di dollari.


Sanzioni

Dall’agosto 2019 è in vigore il totale l’embargo Usa nei confronti del Venezuela: le proprietà del Venezuela negli Stati Uniti sono bloccate e sono vietate le transazioni economiche. Le prime sanzioni Usa contro Iran risalgono al 1979 con la caduta dello Scià e l’avvento di Khomeyni