Speciale Vinitaly 2006
In occasione della quarantesima edizione del Vinitaly in cui saranno presenti anche tre cantine africane, Nigrizia propone un breve viaggio enologico lungo l’Africa.

Groote Post, Stellenbosch Vineyards Ltd, Cetawico. Tre cantine che producono vino in Africa. Le prime due in Sudafrica e la terza in Tanzania.

 

 

Sono state le rappresentanti africane del nettare divino presenti alla quarantesima edizione del Vinitaly, tradizionale e internazionale fiera del vino che si è svolta a Verona dal 6 al 10 aprile 2006.

 

 

 

Africa e vino, un binomio interessante ma ricco di sfaccettature, dal retrogusto amaro e talvolta aspro come la terra dell’immenso continente africano e le sue tradizioni e religioni – in molte culture il vino è vietato dalla religione, quindi non esiste una cultura locale di fruizione -.

 

Nigrizia.it vuole accompagnarvi in un breve viaggio enologico lungo l’Africa, sulla scia dei vigneti che permettono di produrre vini sempre più amati e conosciuti.

 

 

I vini del Marocco son per lo più rossi. La zona maggiormente coltivata a vite si trova oltre 300 chilometri a nord della calda e desertica Marrakech, nella valle di Meknes a ovest di Fez, a circa 600 metri sul livello del mare. Altri vigneti vengono coltivati nei pressi delle città costiere di Rabat e Casablanca e nelle montagne della catena dell’Atlante. Il maggior produttore di vino è Celliers de Meknes (Cantine di Meknes), con una produzione di 27,6 milioni di bottiglie all’anno.

 

Vino bianco di buona qualità, poi, si può degustare in Tunisia dove la leggenda racconta che il moscato venne coltivato in Tunisia dai fenici prima e dai romani poi, e da tutte le altre civiltà fiorite nella zona dopo di loro. E, poi, l’Egitto Gli antichi egiziani amavano il vino e praticavano una viticoltura aggressiva nella zona del Delta del Nilo dove, ancora oggi, si coltiva la vite. E l’Egitto offre la cosiddetta tomba del vigneto nella Valle dei Nobili

Il soffitto e le pareti sono coperte da vite carica di grappoli d’uva dipinta a colori vivaci. Questa particolare ‘cantina’ in origine conteneva giare piene di vino intese per l’aldilà ed era dedicata ad Osiride, il dio della resurrezione e del vino. Sennefer, reggente dell’antica Tebe, sperava di rivivere nell’aldilà e che la sua tomba, col tema prettamente enologico, gli avrebbe guadagnato il favore di Osiride.

 

 

 

E anche il mercato sembra, ultimamente, essersi accorto del potere dei vini che arrivano dall’Africa. Soprattutto dal Sudafrica.

 

Vergelegen, una cantina sudafricana è stata eletta cantina dell’anno da “Wine Enthusiast” una delle due riviste più importanti di vino americane, che ha messo il Sudafrica davanti a Australia, California, Nuova Zelanda, Cile e Argentina. La Stormhoek, sempre cantina sudafricana, ha raddoppiato le vendite dei suoi prodotti utilizzando le nuove tecnologie ovvero vendendo via internet attraverso i blog di amanti del vino. Il Sudafrica produce attualmente il 3% dei vini mondiali e ha 100.200 ettari di vigneti coltivati. E lo scorso anno, in settembre, a Soweto si è svolto il primo festival africano dedicato al vino.

 

 

 

Segnali che qualcosa sta cambiando e che i vini africani hanno una loro dignità.

Come spiega a Nigrizia.it Roberto Ferrarini, professore di enologia all’Università di Verona, in una esclusiva intervista .

 

 

Ed ora vi raccontiamo la storia del progetto Cetawico, un’azienda vinicola in un villaggio della Tanzania, creata grazie all’idea di un italiano, Fiorenzo Chesini in collaborazione con la Fondazione San Zeno.

Da Verona a Dodoma sulle tracce del vino.

 

 

 

 

 


‘Eno-approfondimenti’:

Vinitaly – Fiera di Verona

 

Diwine Taste – rivista online

Wosa – Industria dei vini del Sudafrica

Stormhoek – Cantina sudafricana