Zimbabwe

Più di 200 medici e infermieri hanno manifestato ieri nelle strade della capitale dello Zimbabwe per denunciare la scomparsa, sabato sera, del presidente dell’Unione dei medici ospedalieri, il dottor Peter Magombeyi (nella foto), che i colleghi di sindacato ritengono sia stato prelevato dai servizi di sicurezza.

Magombeyi si era esposto denunciando le difficili condizioni di lavoro dei medici negli ospedali pubblici del paese. «Guadagniamo meno di 100 dollari al mese», dice un suo giovane collega all’agenzia RFI, parlando in stato di anonimato a nome di tutto il personale sanitario. «Trasporto, cibo, affitto: non siamo più in grado di pagare per tutto. Il crimine di Magombeyi è stato solo l’aver denunciato le nostre condizioni di lavoro. E il risultato è che è stato rapito». Nel paese, l’aggravata crisi economica ha posto oggi sette milioni di persone a rischio fame.

L’organizzazione sindacale di Magombeyi accusa i servizi di sicurezza di averlo rapito a causa del suo ruolo nello sciopero che sta sconvolgendo il settore sanitario. Peter Magombeyi aveva dichiarato di aver ricevuto minacce di morte nelle ultime settimane.

Secondo l’Unione dei medici ospedalieri, 51 persone che hanno parlato pubblicamente contro il governo sono state rapite dall’inizio dell’anno.

Per l’avvocato Doug Coltard, non vi è dubbio che i servizi di sicurezza siano dietro al sequestro. «E’ la stessa procedura che abbiamo visto già tante volte dall’inizio dell’anno», sostiene. «Uomini armati, mascherati, con armi militari che sfondano la porta delle case e rapiscono le persone. Per me, è ovvio che lo stato sta cercando di intimidire tutti coloro che denunciano qualsiasi forma di ingiustizia in questo paese».

«La situazione dei diritti umani nel paese non è migliorata», afferma Coltard, «al contrario». Da quando Emmerson Mnangagwa è salito al potere, nel 2017, il numero di violazioni è stato più elevato che negli ultimi anni del regime del suo predecessore Robert Mugabe. (Radio France International)