La denuncia
Sabato scorso, a Bologna, sostenitori del regime eritreo del presidente Isaias Afwerki hanno impedito a degli eritrei della diaspora di tenere un convegno sulla situazione del paese del Corno d’Africa. Episodio grave e non isolato.

Volevano semplicemente ribadire ciò che alcune organizzazioni internazionali dicono da tempo. Per esempio Amnesty International afferma che l’Eritrea ha proporzionalmente il maggior numero e di prigioni e di detenuti al mondo. E secondo Human Rights Watch nelle carceri eritree sono rinchiuse tra le 5 e le 10mila persone. E ancora: Reporters senza frontiere denuncia che nel paese del Corno d’Africa almeno 32 giornalisti sono detenuti, alcuni da anni, senza ragione e senza processo.

Niente di strano, dunque, se l’Eritrean Youth for Solidarity and Change (Eysc) ha voluto organizzare sabato scorso a Bologna un incontro dal titolo “Eritrea tra passato e nuove speranze – Fuga da una prigione a cielo aperto”. Solo che quando i vari relatori hanno cominciato a parlare, nella sala del Centro interculturale Zonarelli, sono «stati interrotti dall’aggressiva contestazione di alcuni membri della comunità eritrea storica di Bologna, sostenitori del Fronte popolare per la democrazia e la giustizia, Pfdj – partito unico al potere in Eritrea da 21 anni». Così afferma il comunicato stampa dell’Eysc e così confermano testimoni dell’accaduto, contattati da Nigrizia.

Il risultato è stato che l’incontro non si è potuto svolgere. E non è la prima volta: situazioni del genere si sono ripetute, negli ultimi anni, in giro per l’Italia. Conclude Eysc: «La libertà di confronto ed espressione, bandita in Eritrea dal 2001, non è stata garantita neppure in Italia. Non abbiamo potuto in questa occasione fare conoscere le gravi situazioni vissute dagli eritrei in patria e durante i viaggi “della speranza”, ma promettiamo di organizzare altri momenti di confronto, di approfondimento, di dialogo, anche».

Sulla situazione in Eritrea, Nigrizia dello scorso giugno ha scritto: «Il presidente Isaias Afwerki (foto) ha blindato il paese, chiudendolo all’interno e rendendolo impermeabile alle informazioni che potrebbero arrivare dall’esterno. Ha sterminato qualsiasi dissenso interno. La gente scompare, viene torturata, uccisa, incarcerata senza processo. Nel silenzio del mondo».