Kenya
Troppi giovani in Africa continuano a morire per l'Hiv, che resta la principale causa di morte in questa fascia d'età. Ancora difficile l'accesso ai farmaci antiretrovirali. Nel 2012, in Kenya il 17% dei morti per Aids erano adolescenti. Proprio da Nairobi, infatti, è partita martedì la campagna dell'Onu per la lotta alla diffusione del virus nei giovani.

L’Aids è la prima causa di morte tra gli adolescenti in Africa e la seconda causa tra giovanissimi a livello globale. L’allarme è stato lanciato dal direttore del Consiglio Generale di Controllo dell’Aids in Kenya, durante la presentazione della “All in Campaign to End Adolescent Aids”, una Campagna globale per la lotta alla diffusione del virus nei giovani tra i 10 e i 19 anni, lanciata il 17 febbraio a Nairobi da otto organizzazioni internazionali, tra cui l’Ufficio Onu per la lotta all’Aids (Unaids), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef) e l’Organizzazione Mondiale per la Salute (Who).
La Campagna partita in Kenya – che si estenderà poi ad altri Paesi del continente – punta principalmente sul coinvolgimento attivo dei giovani come attori del cambiamento sociale, ma spinge anche i governi ad inserire il problema della diffusione del virus in questa fascia d’età, nell’agenda politica. E a reperire fondi per garantire un maggiore e più facile accesso a cure gratuite.

In Africa solo un ragazzino su quattro sotto i 15 anni ha accesso ai trattamenti antiretrovirali e, mentre per tutte le altre fasce d’età la diffusione si è ridotta del 15% nell’ultimo quinquennio, tra gli adolescenti tra i 10 e i 19 anni, è rimasta invariata. Le più colpite sono le femmine, in particoleare nell’Africa sub-sahariana. I livelli di contagio sono spaventosi in Sud Africa dove, nel 2013, oltre 860 ragazzine sono state infettate ogni settimana, mentre nello stesso periodo hanno contratto il virus “solo” 170 maschi.  

Nel 2012, in Kenya (6,1% di diffusione dell’Hiv) il 17% dei morti per Aids erano adolescenti. L’anno successivo, il Paese ha registrato 120.000 decessi di giovani tra i 10 e i 19 anni, per cause legate alla malattia. Attualmente vi sono 1.6 milioni di persone contagiate dall’Hiv; 141.608 di questi sono ragazzini, ma solo la metà ha accesso alle cure.
Anche qui, come nel resto del continente, la maggior parte dei contagi avviene attraverso rapporti sessuali non protetti e poi con la trasmissione madre-figlio. Secondo il dipartimento kenyano di controllo dell’Aids (Kenya Aids Indicator Survey) una ragazzina su cinque ha rapporti sessuali prima dei 15 anni, ma meno del 57% dei partners utilizza condoms.
Inoltre, secondo il direttore del dipartimento Hiv dell’Unicef, Ulrike Gilbert, «Stigma e leggi discriminatorie impediscono agli adolescenti di accedere al test, e il governo deve affrontare la questione dei trattamenti e delle cure». In Kenya, infatti, i giovani al di sotto dei 15 anni non possono eseguire il test gratuito senza il consenso dei genitori e in alcune zone del Paese sono le famiglie stesse a isolare i malati, evitandone il ricorso in ospedale per paura di essere a loro volta isolati dalla popolazione locale.

Secondo le organizzazioni promotrici della Campagna, i prossimi cinque anni saranno cruciali. Entro il 2020, infatti, dovranno essere raggiunti alcuni primi obbiettivi, come la riduzione di almeno il 75% di nuovi contagi tra gli adolescenti, la riduzione delle morti legate all’Aids di almeno il 65% e l’annullamento della discriminazione per i malati. L’obbiettivo finale, da raggiungere entro il 2030, è l’azzeramento della diffusione dell’Hiv tra i giovani in questa fascia di età. 

(Fonte foto in alto: AFP)