L’opposizione denuncia brogli e contesta i dati dell’affluenza
Esito scontato per le presidenziali del 9 aprile: l’ex presidente in carica resta sulla sua poltrona, con un consenso superiore al 90%. Ma sui dati dell’affluenza è scontro: sopra il 74% secondo il governo, non superiore al 18% per le opposizioni.

La sua rielezione a presidente dell’Algeria era data per scontata già da mesi, da quando, nel novembre scorso, era riuscito a modificare la Costituzione, togliendo il tetto di 2 mandati per la carica di capo di stato. Gli analisti nei giorni precedente al voto parlavano del boicottaggio popolare del voto come dell’unica possibilità per ostacolare la corsa di Abdelaziz Bouteflika, non impedendone la rielezione ma negando la legittimazione popolare. Ma i primi dati sull’affluenza alle urne del voto del 9 aprile escludono questa ipotesi: il ministero dell’Interno algerino parla addirittura del 74,54%, ben oltre quella del 2004, che non ha raggiunto il 60%. Basandosi sui dati ufficiali forniti dal governo, la rielezione è proprio un plebiscito: Bouteflika avrebbe ottenuto il 90,2% dei voti.

Questo nonostante i maggiori partiti di opposizione non abbiano presentato candidati in segno di protesta, e nonostante le accuse di brogli e le proteste che si sono scatenate i giorni prima del voto: gli sfidanti affermano che Bouteflika ha usato fondi statali per finanziare la sua campagna, e che le istituzioni hanno di fatto boicottato tutte le iniziative delle opposizioni. Ma il dato dell’affluenza alle urne è duramente contestato: secondo il Fronte delle Forze socialiste di opposizione le cifre sono state gonfiate, secondo loro la partecipazione “non supera il 18% degli aventi diritto”.

Bouteflika, 72 anni, al potere ininterrottamente dal 1999, ha basato la sua campagna sui risultati raggiunti nella lotta al terrorismo, riproponendosi come il garante dell’unità nazionale raggiunta dopo la guerra civile che ha percorso tutti gli anni ’90, e che si è innescata dopo che il Fronte islamico di salvezza aveva stravinto le elezioni del 12 giugno 1990. il presidente uscente ha promesso 3 milioni di nuovi posti di lavoro, un milione di nuove case e investimenti statali per 112 miliardi di euro.

Il conflitto in Cabilia, dove si concentra la minoranza berbera, (e dove l’affluenza alle urne è stata di appena il 30% circa) resta però irrisolto: la vigilia elettorale è stata segnata da un attacco nella zona di Bouira, dove un agente della Gendarmeria è rimasto ucciso nell’esplosione di un ordigno artigianale. Altri due poliziotti feriti a Imeghenine, mentre in diverse località la popolazione è scesa in piazza protestando. Un’altra esplosione anche a Jijel, nell’est del paese: 3 aderenti al gruppo Patrioti, i civili che hanno preso le armi negli anni ’90 per difendersi dagli attacchi dei gruppi armati di matrice islamica, sono stati uccisi. Almeno 3 gli attacchi sventati in diverse località del paese, 9 i seggi costretti a chiudere.