Ambiente

Nonostante i numerosi allarmi che si susseguono ormai da almeno un decennio, la devastazione delle foreste africane prosegue a ritmi allarmanti. Le multinazionali del legno e agro-alimentari avanzano sulla fertile terra africana come dei bulldozer, favoriti dalla corruzione e dalla complicità dei governi locali.
Seriamente minacciato il patrimonio unico di biodiversità del Madagascar, dove la corruzione favorisce l’espropriazione a favore di società minerarie e per il commercio di legno pregiato. Nei parchi nazionali, tra il 2010 e il 2015, sono state asportate 150.000 tonnellate di palissandro. A farne le spese sono anche gli agricoltori, sfrattati dalle loro terre in barba alla legge che invece riconosce i diritti consuetudinari sui terreni.

Una sorte simile a quella di Bockarie Swaray, contadino della Sierra Leone, costretto a guardare le ruspe abbattere le sue coltivazioni di banane e noci di kola. Il suo terreno diverrà parte dei 18.200 ettari di coltivazioni che fanno capo al gigante agro-alimentare Socfin, società dell’impero del magnate francese Vincent Bolloré che gestisce piantagioni di gomma e palme da olio in sei paesi africani.

In Costa d’Avorio la foresta Cavally (classificata come “preziosa” per la sua biodiversità) è invece preda di gruppi armati che vendono illegalmente parti di terreno agli agricoltori e che operano traffici illeciti di ogni tipo, compresa l’estrazione di oro dal sottosuolo.
La buona notizia arriva invece dal Camerun, dove il governo ha avviato un programma di riforestazione di 12 milioni di ettari di terreni disboscati e di conservazione della foresta indigena nel Bacino del fiume Congo. (Rfi / VoA)