Rapporto 2012
Diritti umani violati sistematicamente, ma anche una società civile africana, più consapevole e matura, che alza la testa (primavera araba). Così il rapporto annuale dell’organizzazione che si batte per i diritti umani. E l’Italia zoppica su immigrati e richiedenti asilo. In audio Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

Un anno davvero prorompente. Così definisce il 2011 il Rapporto annuale di Amnesty International, giunto alla sua cinquantesima edizione. Infatti accanto alla lunga sequela di gravi violazioni dei diritti umani, come sempre ben documentante nel corposo Rapporto, c’è stata nell’arco dell’anno scorso una straordinaria crescita dell’attivismo in molte regioni del mondo, ma con l’Africa questa volta in primo piano anche grazie alla primavera araba.

La protesta iniziata in Tunisia si è diffusa poi in Egitto, Libia, arrivando in altri paesi da Dakar (Senegal) a Kampala (Uganda), accendendo molte speranze. La risposta dei governi alle proteste pacifiche è stata brutale e dagli esiti spesso fatali. Le manifestazioni antigovernative hanno visto la repressione da parte delle forze di sicurezza con l’uso di armi letali. Questa violenza è rimasta quasi sempre impunita. L’uso delle armi contro i manifestanti in Burkina Faso, Malawi e Senegal dimostra fino a che punto alcuni governi sono pronti a spingersi pur di mantenersi al potere.

Le donne sono spesso state al centro delle manifestazioni e delle repressioni. Mentre si sta votando in Egitto per il primo turno delle presidenziali, Amnesty ha voluto ricordare come avesse interpellato i partiti politici affinché s’impegnassero al rispetto dei diritti umani. Il partito dei Fratelli Musulmani, vincitore delle elezioni legislative, non ha risposto, il partito salafita Al-Nur si è rifiutato di promuovere i diritti delle donne e l’abolizione della pena di morte. Sintomo di una aspettativa tradita, in Egitto 12.000 persone sono state perseguitate dai militari o tradotte davanti a tribunali militari, più che durante i 30 anni di Mubarak!

La violenza e i conflitti armati hanno portato ad un gran numero di vittime in Africa, basti citare la Repubblica democratica del Congo, la Somalia, il Sudan e il Sud Sudan. Non è solo la leadership locale ad essere messa sotto accusa. Come dimostrano le vicende in Nord Africa e Medio Oriente, quella globale ha dato risposte alla crisi dei diritti umani contraddistinte da opportunismo ed ipocrisia.

L’Italia non ne esce bene. La primavera araba ha evidenziato ancora una volta i gravi limiti della legislazione e della politica immigratorie, con espulsioni sommarie di massa, violazione del divieto del respingimento, detenzioni di massa. Gli accordi con diversi paesi nordafricani come Egitto, Libia e Tunisia hanno avuto come effetto il mancato accesso alla protezione internazionale dei richiedenti asilo. Amnesty analizza anche i comportamenti degli attori non statali, le imprese in primo luogo, oltre ai gruppi terroristi. L’Eni è sotto la lente d’ingrandimento per il suolo ruolo in Nigeria, per il contributo al degrado sociale ed ambientale causato dallo sfruttamento del petrolio nel Delta del Niger.

 

(In audio il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, ai microfoni di Michela Trevisan su Afriradio)

 

Amnesty International, Rapporto 2012. La situazione dei diritti umani nel mondo, Fandango Libri, Roma, 2012, pp. 750, € 24,00