Dopo la decisione del Palazzo di Vetro
Dopo la risoluzione dell’Onu, l’organizzazione s’appella agli stati membri delle Nazioni Unite affinché riconoscano quel diritto nelle loro legislazioni. Sono circa 884 milioni le persone prive dell’accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base.

Amnesty International ha chiesto a tutti gli stati membri delle Nazioni Unite di sostenere i diritti all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, dopo che mercoledì scorso l’Assemblea generale ha approvato una risoluzione in favore del loro riconoscimento. La risoluzione ha ottenuto il voto favorevole di 122 Paesi, mentre 41 si sono astenuti. Non vi sono stati voti contrari.

Una decisione, per certi versi storica. Soprattutto per l’Africa, come ricorda all’agenzia Misna George Acolor, responsabile progetti dell’Associazione africana dell’acqua (Afwa/Aae), un organismo che da Abidjan, in Costa d’Avorio, chiede politiche diverse e migliori: «Risolvere il problema dell’accesso all’acqua significa garantire la salute e lo sviluppo del continente», visto che in un rapporto dal titolo Sick Water? (Acqua malata), pubblicato quest’anno dall’ente delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (Un-Habitat), si calcola che in Africa la metà dei posti letto in ospedale è occupata da pazienti che hanno contratto malattie causate da acqua insalubre, come colera, dissenteria, tifo o malaria

Più in generale, l’Onu stima che siano circa 884 milioni le persone prive dell’accesso all’acqua potabile e che 2,6 miliardi non abbiano accesso ai servizi igienico-sanitari di base.

«Dopo questo promettente primo passo», ha dichiarato Ashfaq Khalfan, esperto sul diritto all’acqua di Amnesty, «tutti gli stati devono ora cogliere l’opportunità di proteggere la vita e la salute di milioni di persone e sostenere senza riserve i diritti all’acqua e ai servizi igienico-sanitari».

I diritti saranno oggetto di dibattito nell’ambito del Consiglio Onu sui diritti umani che si riunirà a Ginevra a settembre. Brasile, Cina, Germania, India e Sudafrica hanno appoggiato la risoluzione, ma Regno Unito e Stati Uniti, che sono tra i Paesi astenuti, hanno affermato che non esiste una base legale per il diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. «Non esiste una motivazione legale per cui i paesi non debbano sostenere la risoluzione», ha aggiunto Khalfan, «anche il diritto all’acqua è parte del diritto internazionale ed esiste, inoltre, una forte base legale per quanto riguarda il diritto ai servizi igienico-sanitari».

La campagna globale Io pretendo dignità di Amnesty intende porre fine alle violazioni dei diritti umani che creano e acuiscono la povertà.