Fame. È ciò che, negli ultimi tempi, ha caratterizzato larga parte del sud dell’Angola, secondo produttore di petrolio in Africa dopo la Nigeria. Huíla e Cunene le province più colpite, con un numero già elevato di sfollati che cercano rifugio e cibo nella vicina Namibia.

Ma pure Cuando Cubango, Benguela e Namibe stanno passando per questa situazione, a cui il governo centrale non sta riuscendo a fornire una risposta soddisfacente. Dati provvisori parlano di circa 25mila famiglie rurali, gravemente minacciate dalla siccità e dall’azione distruttrice delle locuste, che stanno precipitando in una situazione di grave insicurezza alimentare.

Il problema non è nuovo, visto che dal 2011 si presenta con regolarità, e la risposta da parte delle istituzioni è sempre la stessa: aiuti emergenziali, con l’invio sacchi di riso o di farina di mais, e appelli di aiuto alla comunità internazionale. Ma senza mai affrontare il nodo strutturale: dare impulso allo sviluppo agricolo del sud.

In verità, quest’anno è stata lanciata una nuova campagna governativa, chiamata “Abbraccio solidaristico”, con l’obiettivo di sostenere le famiglie toccate dalla siccità. Gli effetti dell’abbraccio sono piuttosto modesti.

Abbiamo interpellato padre Pio Wacussanga, originario della provincia di Huíla e leader delle associazioni Costruendo comunità e Ame Naame Omunu. «Se il governo angolano non prenderà in seria considerazione la questione dell’insicurezza alimentare, un giorno vedremo ministri e direttori nazionali cibarsi dai contenitori di rifiuti. E mi perdoni l’esagerazione». La questione di fondo è che «dopo aver disegnato la strategia di Sicurezza alimentare e nutrizionale, non è più stato fatto niente. Tutto è rimasto sulla carta».

L’aggravarsi della fame nelle regioni meridionali dell’Angola si deve, secondo padre Wacussanga, alla siccità che «impatta su tutto il cosiddetto semi-arido angolano», ossia su molte comunità del sud, la maggioranza delle quali ha già terminato le proprie riserve alimentari e non ha più niente da mangiare.

Il sacerdote conferma che sono stati molti gli angolani a passare la frontiera, e che si trovano adesso in due province namibiane di Ohangwena e Omusati. In particolare per bambini piccoli, per le madri che stanno allattando e per gli anziani la situazione è semplicemente disperata.

Ancora il sacerdote: «Qualche appoggio, anche se modesto, è stato garantito da iniziative di volontari, specialmente imprenditori e giornalisti, ma senza che il governo abbia assunto la penuria alimentare come questione nazionale». Invece dovrebbe decretare lo stato di calamità naturale, così da consentire un intervento massiccio dei donatori internazionali.

Colpiti i piccoli agricoltori

Pascoal Baptistiny, direttore della organizzazione non governativa Bankita, nella provincia di Cuando Cubango, sottolinea l’influenza decisiva ed estremamente negativa delle locuste che stanno distruggendo almeno metà delle colture che avrebbero dovuto alimentare le comunità rurali.

«La situazione, che già ora è grave, potrà peggiorare nei prossimi mesi, soprattutto per quelle famiglie contadine con meno di un ettaro di terra coltivabile». L’azione delle locuste è stata disastrosa, visto che le famiglie colpite dalla siccità hanno dovuto concentrare le proprie coltivazioni vicino alle rive dei fiumi, dove si concentrano anche le locuste…

Secondo Baptistiny, la Fao è intervenuta prontamente, insieme ad alcune ong locali, amministrazioni comunali. Sono stati utilizzati anche degli aerei per distribuire al meglio insetticidi contro le locuste. Tuttavia, negli ultimi giorni le locuste stanno iniziando a spostarsi verso altre località, allargando il loro raggio di azione in modo preoccupante.

Per il nostro interlocutore, il governo dovrebbe intraprendere un programma di sviluppo agrario incentrato su due elementi: «Un sito di base per la protezione delle sementi e un’area di distribuzione di semi e utensili da lavoro. In questo modo le famiglie avrebbero la possibilità di svolgere le loro attività sia in pianura sia nella aree più elevate e non dovrebbero più spostarsi verso la Namibia e, in parte, lo Zambia».

Anche Pascoal Baptistiny è critico nei confronti della campagna governativa “Abbraccio solidaristico”: «Ha sortito degli effetti nulli. Si è trattato di propaganda politica fatta nelle città, ma senza alcuna ricaduta concreta sulle comunità rurali».

 

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