Centrafrica / Presidenziali
Non ci sono ancora i dati definitivi, ma dovrebbero essere Anicet-Georges Dologuélé e Faustin Archange Touadéra a disputarsi il 31 gennaio la poltrona presidenziale in Centrafrica. Intanto nella capitale s’inseguono le voci e le preoccupazioni più disparate.

La Corte costituzionale di transizione (Cct), unico organo legittimato a dare i resultati definitivi, non ha ancora emesso il suo verdetto. Quindi non è ufficiale che Anicet-Georges Dologuélé e Faustin Archange Touadéra – i due candidati che secondo dati provvisori avrebbero ottenuto il numero più alto di consensi al primo torno presidenziale del 30 dicembre scorso – si confronteranno al ballottaggio previsto per il 31 gennaio. Per ora l’opinione pubblica reagisce sulla base dei risultati pubblicati dall’Autorità nazionale delle elezioni (Ane).

La Cct sta affrontando la pressione delle oltre 2000 denunce che le sono state inoltrate: vuole evitare una guerra post-elettorale. Sembra che sia sparito lo 0,42% dei voti. Le schede elettorali, preparate dall’Ane e stampate in Francia e a Dubai, avrebbero contenuto un bel po’ di errori: ad esempio, i nomi di deputati di certe regioni sono finiti nelle schede di altre regioni. Inoltre molti elettori lamentano di vare ricevuto in ritardo la tessera elettorale alcuni affermano di non averla ricevuta, altri di averne ricevute più di una.
La Cct sta certamente ricontando tutti i voti per poter difendere il verdetto finale. Le “voci” (Bangui vive sulle voci) dicono che la Francia ha spinto perché ci fosse un riconteggio, così da dare qualche chance al “suo candidato” Ziguelé, che al primo turno è finito solo quarto… Ma sono solo voci. Nel frattempo, dopo la diffusione dei risultati provvisori, 18 candidati si sono coalizzati attorno a Touadéra, 58 anni, già primo ministro dal 2008 al 2013.
Notizie di stampa e le solite voci dicono di un finanziamento di Doleguélé, il candidato in testa al primo turno, da parte della compagnia libanese Badica, sanzionata dall’Onu per la complicità con i miliziani Seleka. Altre voci ribattono che Doleguélé (58 anni, economista, ex presidente della Banca di sviluppo degli stati dell’Africa centrale) ha risorse proprie e non ha certo bisogno dei soldi dei libanesi.

Inquietudini
Per non farsi mancare nulla, un giornale della capitale ha sostenuto, il 18 gennaio, che un’imbarcazione carica d’armi sarebbe in viaggio alla volta di Bangui.
Ogni giorno le voci portate dalla gente fanno rimbalzare, come pallottole di gomma su un muro di cemento, una quantità sorprendente di tentativi di far annullare queste elezioni. Ma la comunità internazionale e tutti i candidati sembrano essere d’accordo con quanto sostenuto di recente dal presidente ciadiano Idris Deby (che da queste parti “pesa” parecchio): meglio fare delle cattive elezioni piuttosto che prolungare all’infinto la transizione.
E ora che con pazienza i centrafricani hanno accettato e effettuato le “cattive elezioni”, vogliono arrivare alla fine dell’operazione. Aspettano, osservano, s’interrogano, ma senza scomporsi troppo. Le voci, ancora loro, parlano di un rinvio del ballottaggio ai primi di febbraio, tra il 5 e il 7.
Intanto ci si alza, si va al lavoro, si torna a casa coperti dalla polvere che penetra ovunque in questa stagione secca e si cerca qualcosa da mettere sotto i denti. Sperando che con il nuovo presidente sia più facile procurarsi il necessario per vivere.

Pubblicità elettorale a Bangui.