Una sentenza del 2002 della Corte dell’Aja ha assegnato Bakassi al Camerun

Sono 31 le vittime dello scontro tra soldati camerunesi e il gruppo di uomini armati che li hanno attaccati: 21 morti tra i soldati di Yaoundè, 10 sono gli aggressori uccisi.
Lo scontro è avvenuto nella penisola di Bakassi, al confine con la Nigeria. Un lembo di terra di 665 km², nel quale vivono tra le 200 mila e le 300 mila persone, soprattutto pescatori. Una regione dove la pesca è florida, ma che è ricca soprattutto perché galleggia letteralmente sul petrolio: nel suo sottosuolo si concentra il 10% delle risorse petrolifere e gassose del mondo. Proprio per questo Nigeria e Camerun se la sono contesa per quasi 30 anni, arrivando ad un soffio dal conflitto armato, fino a quando, in base ad un trattato coloniale del 1913 tra Inghilterra e Germania, la Corte Internazionale di giustizia dell’Aja non ha deciso, nel 2002, di assegnare Bakassi al Camerun, con il formale beneplacito del presidente nigeriano Obasanjo.
La decisione non ha incontrato il favore della popolazione, per quasi il 90% di origine nigeriana, ma è stata rispettata: l’ultima truppa dei 3000 militari nigeriani ammassati al confine, ha lasciato Bakassi a metà agosto 2006, e da allora, fino a questa settimana, non si erano segnalati scontri. Yaoundè sembra aver tenuto fede alla promessa di rispetto dei diritti, la cultura, la lingua le proprietà ed i diritti di pesca dei nigeriani che hanno deciso di continuare a vivere sulla penisola.
Senza precisare sulla base di quali elementi, le autorità camerunesi hanno immediatamente affermato che gli aggressori dei soldati erano di origine nigeriana, dietro l’attacco si nasconderebbe  il commercio illegale di armi. Il Mend, principale gruppo ribelle nigeriano che si batte contro lo sfruttamento delle multinazionali straniere del petrolio e principale sospettato dell’attacco, ha negato ogni responsabilità, accusando invece l’esercito nigeriano: sembra che gli aggressori indossassero uniformi. L’esercito nigeriano ha immediatamente respinto ogni accusa, dando piena disponibilità di cooperare con le autorità camerunesi. Si profila anche un’altra possibilità: la nascita di un nuovo gruppo ribelle che reclama in questo modo l’indipendenza della regione dal Camerun. Un’ipotesi debole, proprio perché dal 2002 ad oggi nella penisola non si sono registrati episodi violenti o scontri di rilievo.
 
Per chiarire la dinamica della questione i vertici militari di Nigeria e Camerun si stanno confrontando ad Abuja proprio in queste ore, anche per scongiurare una crisi diplomatica, ed uno sconfinare della violenza nel Delta del Niger, che non deve diventare un problema regionale: gli interessi economici per il petrolio sono troppi.