Darfur/ Le iniziative della giustizia internazionale
A 8 mesi della domanda di incriminazione avanzata dal procuratore Ocampo, sembra che finalmente la Corte Penale Internazionale dell’Aja abbia deciso: il presidente sudanese El Bashir potrebbe essere accusato di genocidio in Darfur. Ma dall’Aja replicano: nessuna decisione ufficiale. Ne parliamo con p. Giancarlo Ramanzini, che ha vissuto in Sudan più di 30 anni

A riaprire il dibattito è stata una dichiarazione del segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, che il 10 febbraio ha lanciato un appello al Sudan e alla sua presidenza perché possano reagire ”davvero responsabilmente” nel caso in cui il presidente Omar El-Bashir dovesse ricevere un mandato d’arresto dalla Corte Penale Internazionale (Cpi) per il presunto coinvolgimento nel genocidio in Darfur.

Un mettere le mani avanti che lasciava spazio a molti sospetti: sotto anonimato, fonti diplomatiche e del tribunale avrebbero rivelato al New York Times, la decisione dei procuratori di emettere un mandato di arresto nei confronti di El Bashir. La decisione ufficiale non è ancora stata formalizzata, perché la Corte avrebbe accolto le richieste di concedere più tempo ai negoziati di pace in Darfur, in corso a Doha, che coinvolgono i ribelli del Jem, il movimento per la giustizia e l’uguaglianza nella regione sudanese, e la presidenza di Khartoum, con la mediazione di Ua e Lega araba.

Nonostante sembra confermata la notizia che il Tribunale avrebbe già notificato la sua intenzione a procedere, dall’Aja questa mattina si sottolinea che non è stato spiccato per ora nessun arresto nei confronti del presidente sudanese, che sarebbe il primo capo di stato in carica ad essere incriminato della Cpi.

La richiesta di incriminazione per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità in Darfur era stata presentata il 14 luglio scorso dal procuratore Luis Moreno Ocampo, ed aveva suscita diverse polemiche: Unione africana e Lega araba hanno sottolineato come l’accusa nei confronti di El Bashir potrebbe mettere seriamente a rischio il fragile processo di pace in Darfur.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, nonostante la posizione della Cina, tra i migliori alleati del regime di El Bashir, non è intervenuto per bloccare il procedimento: avrebbe potuto decidere di congelare il procedimento contro il presidente sudanese per almeno un anno.

Con padre Giancarlo Ramanzini, comboniano che ha vissuto in Sudan per oltre 30 anni, parliamo delle possibile conseguenze dell’incriminazione a El Bashir. Ascolta l’intervista.


Per saperne di più (trova questi articoli usando il motore di ricerca in alto):

“El Bashir presto sotto accusa?” 14/07/2008
“Giustizia a tutto Ocampo”
30/09/2008
“Tutti gli avvocati di El-Bashir” 02/09/2008