Benin: scandalo politico-finanziario
Più della metà dei parlamentari del paese ha chiesto l’avvio di una procedura di deferimento presso l’Alta Corte di giustizia per il presidente Yayi Boni, coinvolto, insieme ad altri politici a lui vicini, in uno scandalo finanziario che ha fatto perdere più di 150 milioni di euro a piccoli risparmiatori.

Un movimento trasversale di cinquanta deputati beninesi, su un totale di ottantatre, ha aperto, la scorsa settimana, una procedura con l’obiettivo di deferire davanti all’Alta Corte il presidente Yayi Boni, accusato di “tradimento e spergiuro”, in relazione ad uno scandalo finanziario che, negli ultimi giorni, è al centro dell’attualità politica del paese.

 

Il principale protagonista dello scandalo è la società di gestione del risparmio ICC Services, le cui attività finanziarie hanno fatto perdere più di 150 milioni di euro a migliaia di risparmiatori beninesi. La società ha raccolto denaro promettendo ai sottoscrittori dei suoi prodotti finanziari rendimenti annuali superiori, in alcuni casi, anche al 200 %. Nei primi anni tutto sembrava andare bene, poi la bolla speculativa è scoppiata.

 

Secondo i deputati, ma anche per buona parte della società civile, Yayi Boni “ha favorito le attività della ICC Services”. Il suo esecutivo, infatti, avrebbe lasciato che la società finanziaria continuasse ad esercitare, “nonostante gli avvertimenti lanciati nell’agosto 2009 dalla Banca Centrale degli Stati dell’Africa dell’Ovest”. Inoltre, sempre secondo i parlamentari accusatori, il presidente Boni si sarebbe mostrato più volte in pubblico in compagnia dei responsabili della società al centro dello scandalo.

 

La vicenda, definita da alcuni “affare dei Madoffs beninesi”, è già costata il posto a molte personalità politiche vicine a Boni. Tra questi, il ministro degli Interni Armand Zinzindohoué e il procuratore della Repubblica presso la Corte d’Appello di Cotonou, Georges Amoussou. Quest’ultimo, ora agli arresti domiciliari, avrebbe bloccato lo scorso gennaio, un indagine avviata dalla magistratura in seguito ad una denuncia del ministero dell’Economia e delle Finanze contro le società illegali di gestione del risparmio.

 

Yayi Boni, ex direttore della Banca per lo sviluppo dell’Africa occidentale, è stato eletto presidente a marzo 2006, con il 75 % dei voti. A meno di un anno dalle prossime elezioni, il suo destino politico dipende ora dal successo dell’operazione di deferimento avviata da una parte del parlamento.

 

Infatti, secondo l’art. 137 della Costituzione del Benin, “la decisione di messa in stato accusa del presidente della Repubblica e dei membri del governo davanti all’Alta corte di giustizia deve essere presa dai due terzi dei deputati”.

 

Servono quindi 56 parlamentari per portare a termine la procedura. Ora è caccia alle firme. Ma all’orizzonte si presenta intanto un altro ostacolo: la sessione straordinaria necessaria per decidere in merito al deferimento del capo di stato beninese deve essere, infatti, convocata dal presidente del parlamento, Mathurin Nago, che è uno dei sostenitori di Yayi Boni.