Al Festival di Trento
All’economia italiana servono 250mila immigrati l’anno per i prossimi 10 anni. Lo dice lo stesso governo Berlusconi. Come ha spiegato Emma Bonino, intervenendo al Festival dell’economia di Trento.

Un recente report del governo italiano, illustrato dal Festival dell’economia di Trento dal vicepresidente del Senato Emma Bonino, indica la necessità di una immigrazione annua di 250mila stranieri per i prossimi 10 anni al fine di contrastare il declino demografico e mantenere gli attuali standard economici. Sembra essere questo il vero problema e non l’immigrazione clandestina che lo stesso governo italiano ripete essere l’emergenza prioritaria della sua Agenda.

Nel 2011 sono giunti in Italia 42mila migranti dal Nord Africa. Un problema da gestire, certo, ma molto inferiore ai 70mila kosovari che solo qualche anno fa rifugiarono in Italia a seguito dei noti eventi politici.

Indigna l’uso improprio della parole di media e politici che utilizzano termini come clandestino e tsunami umano senza sforzarsi di descrivere con serietà la realtà molteplice fatta di rifugiati politici, migrati economici e ovvie migrazioni a seguito di sommovimenti politici, rivoluzioni o guerre.

La Convenzione del 1951 sui rifugiati politici, ratificata dall’Italia e dagli altri paesi europei, sancisce che non si possa rifiutare l’accoglienza ai migranti cui sia stato riconosciuto lo status di rifugiato politico; tale status si può richiedere solamente una volta raggiunto il paese di emigrazione e non in quello di origine ma la restrittive legislazioni come la Bossi-Fini e i sempre maggiori controlli frontalieri di Frontex (il dispositivo europeo per frenare le migrazioni) favoriscono di fatto una immigrazione clandestina.

Il focalizzarsi sulla figura del rifugiato non deve far dimenticare il migrante economico che, come l’italiano del secolo scorso, parte per migliorare la sua situazione economica e familiare: una aspirazione legittima da capire e non demonizzare.

Ai 4,6 milioni di stranieri regolari in Italia affidiamo, attraverso il lavoro domestico, in cui sono spesso occupati, quanto abbiamo di più caro ovvero figli, casa e anziani. Questo sarebbe impensabile se non vi fosse un sincero rapporto di fiducia. Per questo la società civile deve ragionare di immigrazione focalizzando il viso del migrante conosciuto e non orde indistinte che assaltano le coste, immagini queste, buone solo ad alimentare paure senza umanità.

Il governo deve smettere di creare l’emergenza ma gestire senza «disfattismo e pianistei» con un piano chiaro e coerente. La gestione attuale invece si è limitata a misure schizofreniche, firmando prima 20mila permessi temporanei per permettere ai tunisini di fluire in Francia e il giorno dopo chiedendo all’Europa, in una lettera Berlusconi-Sarkozy, una revisione restrittiva di Shenghen.