Chiusa l’inchiesta romana sul sequestro al largo delle coste somale
Lo avevano detto i pirati somali, lo aveva detto anche il rappresentante dell’East African Seafarers’ Assistance Programme, ora è la Procura di Roma a confermare le indiscrezioni trapelate sul pagamento di un riscatto. Per il rilascio del rimorchiatore italiano “Buccaneer”, liberato dai pirati, nel nord della Somalia, il 9 agosto 2009, sono stati pagati 4 milioni di dollari. Rimangono aperti i dubbi sull’eventuale carico della nave.

«Con tutto il rispetto per la stampa estera che riprende queste voci, spero che nessuno al mondo voglia paragonare la parola di un pirata criminale a quella di un membro del governo italiano». Era la risposta irritata del ministro degli esteri Franco Frattini, dopo le “Faina”, impegnata nel trasporto di 33 carri armato T-72, 150 lanciagranate Rpg-7, batterie anti-aeree, cannoni e circa 14.000 munizioni. Oppure, i 3 milioni di dollari pagati per la liberazione di un’altra nave, la petroliera saudita “Sirius Star”, contenente l’equivalente di circa 100 milioni di dollari in greggio.

L’armatore smentisce intanto, ieri, le conclusioni dell’inchiesta romana e parla di «strumentalizzazione politica». «Smentisco categoricamente di avere mai tirato fuori un euro e mi dispiace che ora si cerchino strumentalizzazioni coinvolgendo Governo, Marina Militare e Micoperi» ha replicato Silvio Bartolotti, general manager della Micoperi.