Burundi

Da tre giorni la polizia del Burundi sta cercando di arginare le proteste contro la candidatura ad un terzo mandato del presidente Pierre Nkurunziza, in corso da più di tre settimane in alcune zone della capitale Bujumbura e che sono continuate anche dopo il fallito golpe tentato da un generale dell’esercito mentre il presidente si trovava in Tanzania.

Le forze dell’ordine non stanno esitando nell’uso della forza per reprimere i dimostranti. Ieri due civili sono morti e altri quindici feriti negli scontri, secondo un portavoce della Croce Rossa del Burundi, Alexis Manirakiza. Le proteste più dure sono avvenute principalmente nel quartiere Kanyosha a sud della capitale e anche nel quartiere di Musaga dove la Croce Rossa non è riuscita ad entrare a causa della violenza degli scontri a fuoco, come riporta la Afp.

La città si è trasformata in un palcoscenico di guerriglia urbana, nonostante il presidente Nkurunziaza, dopo forti pressioni internazionali, abbia deciso di riunviare di una settimana le prossime elezioni legislative previste per 26 maggio, ora saranno il 2 giugno. Centinaia di giovani dimostranti armati di pietre hanno lanciato un assalto alla polizia che ha replicato con gas lacrimogeni e infine colpi di Kalashnikov. 

Anche altrove nella capitale sono state registrate proteste come a  Ngagara, dove scontri sono scoppiati con un gruppo di un centinaio di manifestanti vicino l’Assemblea Nazionale, riunita in sessione speciale per il giuramento di tre nuovi ministri che il presidente ha nomminato a inizio settimana dopo il golpe.

Le forze dell’ordine ieri hanno represso con gas lacrimogeni anche una piccola manifestazione di donne che avevano raggiunto il centro di Bujumbura per protestare contro Nkurunziza. Si è trattato di alcune decine di giovani che hanno sfilato in piazza Indipendenza in maniera pacifica, ma sono state disperse duramente.

Dall’intensificarsi delle proteste alla fine di aprile, a Bujumbura sono stati uccisi più di 22 manifestanti. Al perpetrarsi delle violenze è collegato l’annuncio fatto ieri dal governo del Belgio, primo donatore bilaterale del Burundi e terzo in assoluto dopo Banca Mondiale e Unione Europea: gli aiuti, che nel 2013 valevano più di 47 milioni di euro, saranno sospesi se Nkurunziza non si farà da parte. (Rfi / JeuneAfrique)

Restano intanto chiuse le principali radio private della capitale, da una delle quali il generale Niyombare aveva annunciato d’aver deposto Nkurunziza. Negli scorsi giorni invece ha ripreso le pubblicazioni il portale web Iwacu, che le aveva sospese per ragioni di sicurezza nelle ore della crisi più acuta e che aveva seguito con attenzione le manifestazioni contro Nkurunziza nelle ultime settimane. (Misna)

Pesante anche la situazione dei 105 mila profughi che fuggono oltre confine dalla situazione critica del paese. Uomini, donne e bambini che dopo essersi riversati alle frontiere, hanno bisogno di cure mediche, acqua pulita, cibo e di un riparo. In una settimana c’è stato un aumento esponenziale del numero di rifugiati che dal Burundi sono scappati verso la Tanzania, dove ci sono oltre 70mila profughi.