Burundi: Il parlamento europeo chiede la liberazione di quattro giornalisti - Nigrizia
Burundi Pace e Diritti
Burundi: Il parlamento europeo chiede la liberazione di quattro giornalisti
17 Gennaio 2020
Articolo di Anadolu
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Burundi / Diritti violati

Con una risoluzione approvata ieri il parlamento europeo ha chiesto alle autorità burundesi di far cadere le accuse contro quattro giornalisti del giornale indipendente Iwacu e di rilasciarli immediatamente e incondizionatamente. “Chiediamo anche la liberazione di tutti gli altri arrestati per aver esercitato i loro diritti fondamentali”, si legge nel testo, che si riferisce al caso del difensore dei diritti umani Germain Rukuki, anche lui in carcere.

A meno di cinque mesi dalle elezioni presidenziali del maggio 2020, il parlamento europeo descrive un “continuo deterioramento della situazione dei diritti umani in Burundi”, condannando “fermamente le attuali restrizioni alla libertà di espressione, comprese restrizioni più ampie alle libertà pubbliche”.

L’intervento europeo arriva dopo che, nell’udienza del 30 dicembre, il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 15 anni di carcere, il sequestro delle attrezzature e la privazione del diritto di voto per i giornalisti Agnès Ndirubusa (servizio politico), Christine Kamikazi (web radio), Egide Harerimana (versione inglese), Térence Mpozenzi (cameraman) e il loro autista Adolphe Manirakiza, accusati di aver minato la sicurezza dello Stato.

I cinque sono stati arrestati il 22 ottobre a Musigati, nella provincia di Bubanza, al confine con la grande foresta di Ikibira, dove si erano recati per documentare l’attacco di un gruppo armato e l’intervento delle forze di sicurezza. Solo l’autista è stato successivamente rilasciato su cauzione.

Iwacu, è l’unico giornale indipendente ancora attivo nel paese. Il suo fondatore e direttore delle pubblicazioni Antoine Kaburahe è stato costretto all’esilio nel 2015 e il giornalista Jean Bigirimana è scomparso più di tre anni fa. Minacciata di morte, la sua famiglia (sua moglie e due ragazzi) in seguito ha preso la strada dell’esilio nel vicino Rwanda. (Anadolu)

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