Oltre 500.000 gli sfollati
Il prolungato conflitto armato tra Yaoundé e i movimenti separatisti delle due regioni anglofone occidentali ha provocato violenze da entrambe le parti contro i civili. Oltre 500 mila sono fuggiti a stupri, sequestri e torture. Le loro case sono state bruciate e ora l’Onu chiede denaro per poterli assistere.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha rivolto un appello ai paesi donatori per raccogliere 184 milioni di dollari da destinare all’assistenza degli sfollati in Camerun. Nel corso dell’ultimo anno infatti, a causa dell’inasprimento degli scontri tra i separatisti anglofoni nelle regioni di South-West e North-West, il numero degli abitanti costretti ad abbandonare le proprie abitazioni è cresciuto in modo esponenziale.

Secondo le stime dell’ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) più di 500 mila persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case a causa degli scontri nel paese; oltre 35 mila hanno varcato i confini ed hanno cercato rifugio in Nigeria, mentre più di 430 mila camerunensi risultano sfollati interni. Il portavoce dell’Unhcr, Babar Baloch, ha espresso la sua preoccupazione per quanto sta avvenendo nelle aree anglofone, sottolineando come i civili siano vittime di «incendi delle abitazioni, stupri, torture e rapimenti di bambini in età scolare».

Il funzionario ha poi denunciato la mancanza di finanziamenti a sostegno degli sfollati, «le attività di protezione della popolazione sono state fortemente limitate dai sottofinanziamenti, siamo profondamente preoccupati per la sicurezza di donne, bambini, disabili, minori non accompagnati e donne in gravidanza», ha concluso Baloch.  

Nel frattempo, un nuovo rapporto di Human rights watch (Hrw), pubblicato il 27 marzo, ha denunciato il ricorso a violenze indiscriminate da parte delle forze che si contrappongono militarmente nella regione. Hrw riferisce infatti, che se da un lato l’esercito regolare si è reso responsabile degli incendi di centinaia di case negli ultimi sei mesi, dall’altro i separatisti hanno sequestrato e aggredito dozzine di persone.

Gli scontri si sono ulteriormente intensificati a partire dallo scorso ottobre, quando le forze governative hanno dato il via ad un’operazione su larga scala per ridurre l’azione delle forze secessioniste. Secondo quanto riportato dall’organizzazione infatti, dal finire dello scorso anno, almeno 170 civili sono rimasti uccisi negli scontri e oltre duecento abitazioni sono state incendiate nelle regioni anglofone.

Sulla questione è intervenuto anche il direttore di Human rigths watch per l’Africa centrale, Lewis Mudge, riferendo che «i leader dei gruppi separatisti devono smettere di abusare di civili e mostrarsi disposti a dialogare per risolvere le crisi». Mudge ha poi concluso richiamando alle proprie responsabilità le autorità del Camerun, sostenendo come sia «essenziale che il governo ripristini lo stato di diritto nelle regioni anglofone, tuteli i diritti delle persone durante i periodi di violenza e smetta di ricorrere ad azioni contro i civili che si rivelano controproducenti e rischiano di innescare ulteriori violenze».

Foto by Ndi Eugene Ndi / Nationmedia Group