Armi, Conflitti e Terrorismo Camerun Politica e Società
Nelle due provincie anglofone dura dal 2016 il muro contro muro con lo stato centrale
Camerun, non si ricompone il conflitto separatista
Ci ha provato anche il presidente francese Macron durante la sua recente visita a Yaoundé, ma non si trovano ancora gli spazi per una mediazione. Finora oltre 6mila morti civili nelle provincie del nordovest e sudovest. Eppure la Costituzione del 1996 prevede uno statuto speciale e maggiore autonomia per i territori anglofoni
01 Agosto 2022
Articolo di Marco Cochi
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Manifestazione in una provincia anglofona

Da quasi sei anni, il Camerun è teatro di un sanguinoso conflitto tra gruppi separatisti e le Forze armate camerunesi (Fac), originato dalla ribellione delle due provincie anglofone del nordovest e del sudovest, che cominciò a manifestarsi nel novembre 2016 quando, durante un sit-in a Bamenda, capitale della provincia del nordovest, scoppiarono i primi tumulti che le forze dell’ordine sedarono a colpi di arma da fuoco.

La dura reazione della polizia provocò l’uccisione di un attivista anglofono e il ferimento di altre dieci persone. Furono arrestati un centinaio di manifestanti. Dopo di allora, la ribellione è dilagata in entrambe le provincie, generando la più grave crisi che ha colpito il Camerun dal tempo dell’indipendenza.

Una ribellione che dopo 68 mesi continua a mietere vittime, come avvenuto lo scorso 26 luglio, nella località di Ikiliwindi, nel dipartimento di Meme, uno tra i più segnati dal conflitto nella provincia del sudovest, dove i combattenti separatisti anglofoni hanno ucciso quattro civili e il colonnello Essama Eyenga, appartenente all’unità d’élite del Battaglione d’intervento rapido (Bir).

Il tentativo di Macron

L’attacco alle forze speciali del Bir nel corso del quale è morto Eyenga è avvenuto nel bel mezzo della visita in Camerun del presidente francese Emmanuel Macron che durante i colloqui con l’anziano presidente Paul Biya ha formulato alcune proposte per il ritorno della pace nelle due regioni di lingua inglese.

Macron ha sottolineato l’urgenza di trovare una soluzione all’annoso conflitto che registra perdite anche tra le fila dei ribelli: pochi giorni prima dell’uccisione del colonnello Eyenga, i separatisti avevano subito un attacco da parte del Bir nel quale era stato ucciso il leader separatista, Oliver Lekeaka, noto come Field Marshall.

Come rileva un’analisi pubblicata sul sito del giornale tedesco Deutsche Welle, la Francia ha tutto l’interesse a spingere Biya a rendere nuovamente il Camerun un’“isola di stabilità in una regione travagliata” attraverso negoziati di pace mediati con la popolazione anglofona: leader moderati, società civile, gruppi armati.

La crisi ha inoltre prodotto una grave emergenza umanitaria, che secondo i dati più aggiornati diffusi dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Unocha), ha spinto quasi 593mila persone ad abbandonare le proprie case, mentre almeno 74mila sono fuggite nella vicina Nigeria. L’instabilità ha inciso anche sulla sicurezza alimentare delle aree anglofone, con oltre 2 milioni di persone bisognose di sostegno umanitario.

Nel suo ultimo report globale, Human Rights Watch ha rilevato che sia le forze governative che i separatisti armati hanno commesso gravi violenze contro i civili. Tra i vari abusi perpetrati dai separatisti segnalati dall’ong newyorchese, sono compresi uccisioni di civili sospettati di collaborare con le forze governative, il sequestro di studenti e la chiusura di numerose scuole, tanto che in sei anni più di 700mila studenti hanno abbandonato le lezioni.

Mentre i soldati camerunesi hanno risposto agli attacchi con brutali rappresaglie, nel corso delle quali hanno incendiato interi villaggi, ucciso i civili sostenitori della rivolta secessionista, arrestato arbitrariamente e torturato sospetti separatisti.

Uno sguardo alla storia

Tra il 1919 e il 1961, le due regioni erano sotto l’amministrazione coloniale ed erano conosciute come Camerun meridionale britannico. Territorio che, per mezzo di un referendum, il primo ottobre 1961, votò per unificarsi con i territori francesi che, il primo gennaio 1960, aveva ottenuto l’indipendenza da Parigi diventando la Repubblica del Camerun.

Nacque così la Repubblica federale del Camerun, all’interno della quale gli anglofoni e i francofoni avrebbero avuto gli stessi diritti, ma dopo l’unificazione non tutto è andato come previsto. Le due regioni anglofone, che costituiscono circa il 20% della popolazione, hanno più volte denunciato quelle discriminazioni ed esclusioni che hanno innescato la rivolta armata.

Il conflitto ha provocato, a oggi, la morte di oltre 6mila civili e la distruzione di oltre 250 villaggi, mentre non esiste ancora un’agenda chiara per avviare negoziati credibili.

Ma la crisi potrebbe trovare una soluzione nell’applicazione della riforma della Costituzione del 1996, secondo cui le regioni anglofone beneficiano di uno statuto speciale che teoricamente concede una maggiore autonomia. Di fatto, però, tale status non è stato mai riconosciuto nemmeno dopo il grande dialogo nazionale lanciato, dopo numerosi rinvii, alla fine del settembre 2019 dal presidente Paul Biya.

Il dialogo nazionale non ha raggiunto l’obiettivo di avviare un vero processo di decentramento né tantomeno ha offerto validi spunti alla discussione sulle questioni di governance relative alla regione anglofona.

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