Camerun: nuovi attacchi nel Nordovest - Nigrizia
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Attentato in un bar di Bamenda, nella regione separatista: 2 morti e oltre 40 feriti
Camerun: nuovi attacchi nel Nordovest
L'aggressione giorni dopo un appello per negoziati da parte di un ex comandante ribelle
27 Maggio 2024
Articolo di Redazione
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Bamenda, immagine dal profilo Flickr di Steve Jackson

In Camerun la violenza torna a scuotere le regioni occidentali a maggioranza anglofona, epicentro da sette anni di un conflitto fra milizie separatiste locali ed esercito di Yaounde.

Stando a quanto riportano media locali, nella tarda serata di sabato due ordigni sono esplosi in un bar di Bamenda, nella regione del Nordovest, uccidendo due persone e ferendone più di 40. Il bilancio più preciso è stato riportato da Angwafor Samuel, medico presso l’Ospedale regionale locale che ha accolto la maggior parte delle vittime dell’attacco e che è a sua volta situato a poche decine di metri da luogo dell’attentato.

Le vittime sarebbero appunto due mentre i feriti 41, ha riferito Samuel, di cui almeno undici sotto particolare osservazione. Il medico, citato dai portali di notizie  in lingua inglese Cameroon Concord e Mimi Mefo Info, che hanno poi portato il bilancio dell’attacco a 42 feriti, ha riferito di aver sentito due esplosioni.

L’attacco contro il bar di Bamenda non è stato ancora rivendicato ma diversi elementi lasciano pensare che possano essere coinvolte milizie separatiste. Secondo quanto denunciato dallo stesso proprietario del punto di ritrovo colpito, il bar era già stato oggetto di attacchi di minore entità in passato. La ragione, evidenzia anche Radio France Internationale (Rfi) potrebbe risiedere nel fatto che il pub in questione continua a vendere birre prodotte da Boissons du Cameroun, gigante del settore locale, di proprietà per il 75% della francese Castel. La distribuzione di questa birra è ufficiosamente vietata dai gruppi separatisti, che la considerano un emblema e un mezzo di sostentamento economico del governo, espressione della maggioranza francofona del paese.

Sette anni di conflitto 

Il contesto è appunto quello del conflitto scoppiato nel 2017. Un anno prima, nel 2016, insegnanti e avvocati avevano iniziato a manifestare contro le presunte discriminazioni imposte alle aree del paese anglofone dalla maggioranza francofona, chiedendo riforme più inclusive per la popolazione di lingua inglese. La mobilitazione, a sua volta da inserire in decenni di tensione e da comprendere alla luce dell’eredità di una complessa spartizione territoriale durante la dominazione coloniale, è poi degenerata quando gruppi armati hanno dichiarato unilateralmente la nascita di una repubblica autonoma, l’Ambazonia. In sette anni, fra 4.000 e 6.000 persone sono rimaste uccise nei combattimenti mentre gli sfollati sono oltre 700mila.

L’attentato di Bamenda va letto poi alla luce di altri avvenimenti rilevanti che sono avvenuti nelle ultime settimane. Innanzitutto, l’aggressione contro il bar segue di pochi giorni l’uccisione di Ngong Innocent, sindaco della città di Belo, già epicentro dei combattimenti fra ribelli ed esercito fra il 2018 e il 2019. La rivendicazione dell’attacco, nel quale è rimasto ucciso anche l’ispettore all’istruzione di base della città e altri dirigenti, è apparso sull’Ambazonian Communication Network (Acn), canale media impiegato dai gruppi separatisti, per poi essere confermato anche da Cho Ayaba, attuale leader del non riconosciuto governo dell’Ambazonia.

Innocent, si legge in un post pubblicato su Facebook dall’Acn, è stato accusato di voler perpetrare a Belo il piano del presidente e «genocida” Paul Biya, 91 anni, al potere dal 1982: «normalizzare l’occupazione delle regioni orientale con il sangue del popolo dell’Ambazonia». Va rilevato inoltre che il sindaco di Belo è stato ucciso il 20 maggio, giorno della festa nazionale del Camerun. Il 20 maggio si celebra l’unità dello stato e si ricorda il referendum che ha messo fine all’unico esperimento di federazione bilingue nella storia del paese, nato nel 1961 e terminato nel 1972. La data non è pertanto riconosciuta dai gruppi separatisti che più volte in passato l’hanno scelta per attaccare militari e funzionari statali. 

Addio alle armi? 

Quest’ultimo aumento di attacchi contro i civili va poi collocato nel pieno di una serie di sommovimenti interni alla stessa frangia separatista. Giorni fa l’ex comandante delle forze schierate contro Yaoundè noto come Daniel Capo, dal suo esilo a Hong Kong, ha esortato i miliziani a rinunciare alle lotta armata e a optare per la strada del negoziato. A maggior ragione in vista delle elezioni dell’anno prossimo, per le quali si prevede però un’ennesima e scontata riconferma di Biya, capo di stato più anziano al mondo e fra i più longevi al potere. La linea espressa da Capo, almeno a oggi, appare difficilmente conciliabile con quella portata avanti da Chabo e dalla linea dominante nell’auto denominata repubblica di Ambazonia.

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