Arte e Cultura Egitto
Buono lo stato di salute del cinema maghrebino ed egiziano
Premio alla sceneggiatura per l’unico film africano in concorso a Cannes
‘Boy from Heaven’ del regista svedese-egiziano Tarik Saleh sarà distribuito in Italia da Minerva Pictures. Ex aequo per la migliore interpretazione a Adam Bessa, in ‘Harka’, mentre ‘Le bleu du caftan’ di Maryame Touzani ha ottenuto il premio Fipresci
31 Maggio 2022
Articolo di Simona Cella
Tempo di lettura 3 minuti

Il Festival è terminato. La Palma d’Oro è stata assegnata a Triangle of sadness dello svedese Ruben Ostlund. Il premio alla sceneggiatura è andato a Boy from Heaven (Walad Min Al Janna) che sarà distribuito in Italia da Minerva Pictures.

Riferendosi al solido intreccio da spy story, i critici hanno citato Le Carré ma è Il nome della rosa di Umberto Eco che il regista svedese-egiziano Tarik Saleh, nomina come riferimento. Saleh, inoltre, durante la stesura della sceneggiatura, si è confrontato lungamente con un imam per garantirsi una correttezza teologica, consapevole della pervasività dell’islamofobia nella cultura popolare occidentale.

In conferenza stampa ha voluto precisare che l’attuale imam of Al-Azhar, Ahmed Mohamed el-Tayeb, è una sofisticata voce della ragione in una zona piena di voci folli e leader megalomani. E ha ricordato di avere scelto il thriller per investigare la realtà a livello emotivo e per riflettere sulla possibilità di controllare il proprio destino.  

Adam Bessa, protagonista di Harka, ha ricevuto ex aequo il premio per la migliore interpretazione. Mentre Le bleu du caftan di Maryame Touzani ha ricevuto il premio Fipresci e ottime recensioni.

Dopo i premi, il tempo è quello dei bilanci. Buono lo stato di salute del cinema maghrebino ed egiziano. Youssef Chebbi è un autore da tenere d’occhio, soprattutto per il suo desiderio di andare al di là di un certo cinema frontale e uscire dai cliché che non sono solo quelli dell’esotismo ma anche di alcuni temi ormai inflazionati quali la contraddizione tradizione/modernità, la condizione delle donne, la religione…

Con Ashkal si è voluto confrontare con il genere noir per una storia che pur partendo dal reale, vira verso un potente simbolismo. La location, Gardens of Carthage, è perfetta come ambientazione per rievocare la rivoluzione e l’impunità della polizia, mentre la presenza del fuoco sposta la riflessione sul significato politico e profetico dell’autoimmolazione.

Ma come ricorda Claire Diao, selezionatrice alla Quinzaine e co-fondatrice della rivista Awotele, anche il cinema subsahariano, nonostante non sia presente nelle selezioni, è vivo e vegeto. Basta guardare i progetti presentati a L’Atelier e alla Fabrique du Cinémas du monde o agli incontri alla Maison de scénariste.

Tra i più interessanti The Last tear of the deceades dell’etiopico Beza Hailu Lemm, un mistero gotico che segue il protagonista Samuel in un viaggio onirico che lo porterà a confrontarsi con temi quali fede, volontà e libertà.

Non ci uniamo a chi compila infinite liste su attori black o afrodiscendenti presenti nei film selezionati. Segnaliamo invece dal concorso ufficiale due film che raccontano legami familiari in un contesto di immigrazione forzata dall’Africa.

Tori e Lokita dei fratelli Dardenne, premiati con il Prix Special. Tori, 12 anni, originario del Benin e Lokita, 16 anni, originaria del Camerun, fingono di essere fratelli anche se si sono conosciuti nel viaggio per Lampedusa. Ѐ l’unico modo perché Lokita possa rimanere in Belgio.

Un petit frère di Léonor Serraille racconta il tentativo di Rose, arrivata in Francia dalla Costa d’Avorio, di costruirsi una famiglia. Storie minime di resistenza che, tra i soliti campanilismi e rivendicazioni nazionaliste, ci ricorda l’importanza del cinema come testimone civile di drammi universali.

 

 

 

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