Centrafrica

Una nuova ondata di violenza ha costretto 43.000 persone a fuggire dalle loro case nella Repubblica Centrafricana, portando a 100.000 il numero di sfollati nell’est del paese. I dati sono stati forniti ieri dal Consiglio norvegese per i rifugiati (Nrc) che ha riferito anche che i combattimenti in corso hanno provocato da aprile più di 100 morti.

Da giugno, nella provincia orientale di Haute-Kotto, gli scontri tra gruppi armati hanno costretto alla fuga quasi tutta la popolazione del capoluogo, Bria. L’organizzazione umanitaria valuta che i residenti di 9 delle 10 principali città minerarie (47.000 persone) abbiano abbandonato le proprie case, a causa delle recenti violenze.

“Gli sfollati sfollati vivono in condizioni terribili dall’inizio di questa crisi. La mancanza di accesso ai servizi sanitari, all’acqua potabile e a ripari adeguati, sono alcuni dei problemi che si sono aggravati con il conflitto” fa sapere un membro del personale del Nrc. A maggio di quest’anno, l’agenzia dell’Onu per rifugiati (Unhcr) ha dichiarato che in tutto il paese vi erano più di 500.000 sfollati interni. Un numero cresciuto, dunque, a causa del riaccendersi degli scontri che seguono linee sempre più etniche.

Un accordo per il cessate-il-fuoco firmato il mese scorso a Roma sotto l’egida della Comunità di Sant’Egidio da 13 dei 14 gruppi armati attivi nel paese aveva fatto sperare nella possibilità di pacificare il paese, ma il giorno successivo più di 100 persone furono uccise in nuovi combattimenti.

Il conflitto è iniziato nel 2013 quando le milizie musulmane Seleka rovesciarono il presidente Francois Bozize, innescando la risposta armata degli Anti-Balaka, a prevalenza cristiana. Oggi i due gruppi si sono frantumati dando vita ad una serie di nuove milizie interessate al controllo del terrirorio, in particolare nelle zone orientali e meridionali del paese, ricche di oro e diamanti. (Al Jazeera)