Alex Zanotelli

In questi giorni è in discussione nell’aula del senato italiano il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement), l’accordo commerciale ed economico fra il Canada e l’Unione europea. Se sarà approvato, sarà un’altra vittoria del trionfante mercato globale.

Sono sette i trattati internazionali di libero scambio: Ttip, Tip, Tisa, Nafta, Alca, Cafta e Ceta. Sono le sette teste dell’Idra. Il profeta dell’Apocalisse aveva descritto il grande mercato che era l’impero di Roma come una Bestia dalle sette teste. E il profeta aggiungeva che “una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita” (Ap. 13,3 ). Così oggi alcune teste della Bestia sembrano colpite a morte, perché Trump si è scagliato contro il Ttip (Accordo commerciale tra Usa e Ue), contro il Tip (Accordo commerciale tra Usa e nove paesi del Pacifico) e il Nafta (Accordo commerciale fra Usa, Canada e Messico). Sembravano colpite a morte, ma ora vengono riproposte sotto nuove forme, soprattutto il Ttip. La Bestia infatti, nelle sue varie teste, sembra che stia lì lì per morire, ma riprende subito vita. Non dobbiamo quindi mai allentare l’attenzione su questi accordi che sono il cuore pulsante del grande mercato globale.

Soprattutto in questo momento dobbiamo stare molto attenti al Ceta. È da anni che è in atto una forte campagna in Europa contro il Ceta (Stop Ttip), con pressioni sul Parlamento europeo. Nonostante ciò, il 30 ottobre 2016 la Ue ha firmato il trattato e il 15 febbraio 2017 anche il parlamento europeo lo ha ratificato con 408 voti favorevoli e 254 contrari. Ma ci resta ancora una speranza: il trattato deve essere approvato da tutti i parlamenti dei 27 stati Ue. La resistenza nei parlamenti francesi e spagnoli è forte.

Mobilitazioni

Ora il testo del Trattato è in discussione al senato italiano, dove è stata incardinato l’8 giugno scorso. Dobbiamo tutti mobilitarci perché questo accordo non venga approvato. Una manifestazione è prevista domani 27 giugno a Roma in piazza del Pantheon, a partire dalle 10, promossa da Coldiretti, Cgil, Arci, Legambiente, Greenpeace, Adusbef, Movimento consumatori, Federconsumatori, Slowfood, Fairwatch e dalla Campagna Stop Ttip Italia. E il 5 luglio, al mattino, ci sarà un sit-in davanti al senato e al pomeriggio una manifestazione indetta dalla Coldiretti davanti al parlamento.

L’eurodeputata Eleonora Forenza delle Sinistra unitaria europea definisce il Ceta «un gigantesco regalo alle multinazionali e un’ulteriore limitazione al ruolo e alle competenze di governi ed enti locali ai danni dei diritti e delle tutele di milioni di cittadini e consumatori». Infatti il Ceta non prevede solo l’abolizione della quasi totalità dei dazi doganali (già molto bassi), ma soprattutto l’eliminazione di gran parte delle “barriere non tariffarie”, ovvero norme tecniche standard e criteri di conformità dei diversi prodotti di cui gli stati si dotano per proteggere la salute, l’ambiente, i consumatori e i lavoratori.

«Chi ha a cuore il futuro dell’agricoltura di piccola scala e della produzione alimentare di qualità – sottolinea Carlo Petrini, fondatore di Slow Food – non può che sperare che l’accordo venga rigettato. Ancora una volta siamo di fronte a una misura volta a promuovere, sostenere, difendere e affermare esclusivamente gli interessi della grande industria a scapito dei cittadini e dei piccoli produttori». Il Ceta è un attacco al diritto al lavoro, agli standard ambientali, alla difesa dei beni comuni e dei servizi pubblici. In questo trattato vi sono clausole che impediscono la ripubblicizzazione dei servizi idrici e dei trasporti.

Per queste ragioni chiediamo ai senatori di bocciare l’accordo. Invece Pierferdinando Casini, presidente della Commissione esteri del senato, sta premendo perché si arrivi al più presto al voto. Le Commissioni difesa e affari costituzionali hanno dato il loro ok. Ora tocca a noi premere sui senatori e senatrici dei nostri territori, scrivendo lettere, inviando e-mail.

La Cei si faccia sentire

In questo momento abbiamo anche bisogno della voce forte dei nostri vescovi italiani. Per questo mi appello ai nostri vescovi, alla Conferenza episcopale perché si esprimano sul Ceta. Non possono continuare a rimanere in silenzio su un Trattato che rafforzerà la tirannia dei mercati e delle multinazionali a scapito dei cittadini soprattutto i più deboli. Papa Francesco nellEvangelii gaudium attacca con forza «l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria perché negano il diritto di controllo degli stati, incaricati di vigilare per la tutela del bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone in modo unilaterale e implacabile le sue leggi e le sue regole» (56).

È questo lo scopo dei trattati di libero scambio, fra cui il Ceta. Se verrà approvato, il Ceta aprirà le porte al Ttip che è di nuovo riproposto dagli Usa e poi al Tisa (Accordo sul commercio dei servizi) che stanno segretamente preparando. Quest’ultimo accordo è il più pericoloso, perché porterà alla privatizzazione dei servizi pubblici: dall’acqua alla sanità, dalla scuola al welfare.

E poi tocca a noi, laici e credenti, unirci insieme, fare rete per dire “no” all’Idra dalle sette teste e un “sì” a un mondo più equo, più solidale, più sicuro per tutti.