Padre Ludovic Lado in marcia

A chi può dare fastidio un gesuita camerunese che, accompagnato da un giornalista e da un amico che lo segue in motocicletta, ha deciso di fare una marcia-pellegrinaggio da Douala, la capitale commerciale del Camerun, a Yaoundé capitale politica?

Eppure la polizia lo ha fermato il 13 ottobre, al secondo giorno del suo percorso che si sarebbe dovuto concludere il 22 di ottobre. Aveva già compiuto una quarantina di chilometri e gliene restavano poco meno di 200, ma per le forze dell’ordine non aveva il permesso per compiere a piedi quel viaggio.

Il fatto è che il pellegrinaggio di padre Ludovic Lado, molto conosciuto nel paese, è andato a sollecitare un nervo scoperto della politica e della società camerunesi: la mancata riconciliazione tra le regioni anglofone del nordovest e del sudovest e il resto del paese, francofono, e la condizione di emarginazione in cui vivono gli abitanti di quelle aree. Per questo lo hanno fermato, per ora.

In una lettera aperta resa nota alla vigilia della marcia e rivolta ai camerunesi ha scritto che con il suo gesto intende «fare una penitenza riparatrice dei crimini commessi contro la dignità dell’uomo in queste regioni».

E poi, ricordando che il 22 settembre sono stati arrestati senza ragione centinaia di manifestanti pacifici, entra nel merito dell’azione: «Cammino perché sia rispettato il diritto costituzionale di manifestare pacificamente in Camerun. Cammino in solidarietà con i profughi e i rifugiati a causa della crisi nei territori anglofoni. Cammino per esorcizzare in me e in noi il demone dell’indifferenza. Camminare non è solo un diritto umano ma divino. Cammino perché sia così».

Ora si capisce perché padre Lado, che fa parte anche del Centro di studio e formazione per lo sviluppo di N’Djamena (Ciad), è stato fermato, ricondotto a Douala e trattenuto per una giornata in commissariato.

Fratelli tutti

Nella sua lettera aperta afferma che la tappa finale è Yaoundé perché è «il cuore delle istituzioni politiche, la cui prima virtù dovrebbe essere la giustizia sociale. (…) E pur essendo convinto che l’alternanza politica sia indice di una sana democrazia, non sono in cammino per chiedere le dimissioni di chi è al potere oggi. Questo ruolo spetta alla politica e non a me».

Il riferimento è a Paul Biya che da quasi quarant’anni siede sulla poltrona presidenziale. E al presidente Biya non avrebbe fatto certo piacere che padre Lado incontrasse in carcere a Yaoundé Bibou Nissack, il portavoce di Maurice Kamto, nome di spicco dell’opposizione, a sua volta agli arresti domiciliari dal 22 settembre senza che gli sia stata notificata nessuna accusa specifica. In pratica è prigioniero del regime di Biya.

Rifacendosi all’enciclica Fratelli tutti di papa Francesco, padre Ludovic Lado si chiede e chiede ai camerunesi: «Dove sono i nostri fratelli e sorelle del nordovest e del sudovest? Alcuni sono morti, spesso in condizioni atroci; altri si sono dispersi nella campagne; altri ancora hanno lasciato il paese. La maggior parte sono rimasti nelle loro regioni dove la loro dignità è quotidianamente messa alla prova dalla precarietà».

Il messaggio è stato lanciato. Di certo è stato colto dalla società civile e c’è da augurarsi che anche la Chiesa istituzione si esprima. Altrimenti c’è da ipotizzare che nelle prossime settimane il pellegrinaggio sarà ritentato e il messaggio ribadito.