Due dei 4 gruppi ribelli firmatari della tregua hanno dichiarato chiuso il cessate il fuoco

 
È durata solo un mese la tregua tra il governo ciadiano e i ribelli dell’est del paese, firmata il 25 ottobre a Sirte, in Libia. Sabato scorso, i capi dei ribelli dell’Unione delle Forze per la democrazia e lo sviluppo (Ufdd) e del Gruppo delle forze per il cambiamento (RFC) – due dei 4 gruppi ribelli che hanno firmato l’accordo- hanno dichiarato la rottura della tregua perché N’djamena non avrebbe rispettato gli impegni presi nell’accordo di pace.

Poche ore dopo l’annuncio, nella città di Hadjer Hadid, a 70 chilometri a est di Abeché, si è sviluppata una violenta sparatoria  tra uomini dell’Ufdd e le forze governative. In base a quanto affermato dal governo ciadiano, i ribelli sarebbe entrati in Ciad dal Sudan , accusato di appoggiare i ribelli, con l’intenzione di attaccare le truppe che proteggono i campi di rifugiati sul confine tra i due paesi. Aerei militari ciadiani e francesi ( anche quelli della missione ‘Sparviero’, dispiegata nella regione dell’Ouaddai per appoggiare N’djamena), avrebbero sorvolato più volte la zona, senza riuscire a identificare i rifugi dei ribelli.

 
Altri scontri sono stati segnalati anche questa mattina in diverse zone, sulla strada tra Abechè e Adrè, e tra le città di Abou Goulem e Am-Zoer. Dato l’isolamento della zona, è difficile verificare  circa il numero di morti e feriti, soprattutto perché le due parti riferiscono dati contrastanti:  i portavoce militari ciadiani parlano di centinaia di morti tra i ribelli, e di altrettanti feriti. Numeri contestati dai ribelli, che parlano invece di 20 morti e di una quarantina di feriti tra le proprie fila.
 
A complicare la situazione il banditismo: secondo i delegati dell’Onu in Ciad, saccheggiamenti e furti sono decisamente aumentate nelle ultime due settimane, a danno soprattutto delle associazioni umanitarie, che sono state attaccate per le scorte di alimentari e di medicinali, destinate ad essere distribuite alla popolazione.
 
Quello di proteggere la popolazione, sarà il principale obiettivo dell’Eufor, la missione militare che Unione Europea e Onu stanno per inviare nella regione al confine tra Ciad e Sudan.  I 3.500- 4000 uomini, metà dei quali francesi, dovranno garantire la sicurezza degli oltre 400,000 tra rifugiati sudanesi e ciadiani, che vivono nei campi profughi. L’arrivo dei militari era previsto per il mese di novembre, ma l’avvio della missione è stato rimandato, soprattutto a causa della mancanza di mezzi aerei.