I paesi africani compatti boicottano il vertice di Barcellona
I delegati dei paesi africani, riuniti da lunedi a Barcellona, nella conferenza preparatoria del vertice di Copenhagen, hanno ripreso i negoziati, dopo un boicotaggio condotto insieme ad altri 70 paesi in via di sviluppo. Le proposte dei paesi industrializzati monopolizzano la discussione, accusano i delegati africani. Il vertice si chiude venerdi.

I paesi africani hanno ripreso oggi la loro partecipazione agli incontri negoziali in corso da lunedì a Barcellona, per la stesura di un accordo globale sui cambiamenti climatici, che sarà presentato al vertice di Cophenagen, tra il 7 e il 18 dicembre.

I 53 paesi dell’Africa, appoggiati nella loro richiesta da altri 70 paesi in via di sviluppo, tra i quali Bolivia e Venezuela, hanno boicottato gli incontri in programma ieri, accusando i delegati di voler discutere soltanto le proposte dei paesi industrializzati, giudicate troppo timide per far fronte agli effetti negativi dei cambiamenti climatici.

L’Africa, responsabile di appena il 4% delle emissioni mondiali di gas ad effetto serra, è, infatti, tra i continenti più esposti ai cambiamenti climatici, con un avanzamento costante della desertificazione. Molti i paesi che assistono a prolungati periodi di siccità e penuria d’acqua, mentre alluvioni devastanti si abbattano in altre aree del continente.

Con il boicottaggio dei negoziati, attuato ieri, per la prima volta i paesi africani hanno portato avanti un’azione coordinata in una sede internazionale ad alto livello. La posizione comune del continente punta a chiedere un impegno ai paesi ricchi, per una riduzione delle emissioni di gas pari al 40%.

Il documento che uscirà dal vertice, sarà poi la base, per la stesura dell’accordo, che sostituirà di fatto, il Protocollo di Kyoto, accordo mai sottoscritto dagli Stati Uniti.

«La posizione che abbiamo preso -ha spiegato Ibila Djibril, delegato del Benin- non vuole bloccare i negoziati, ma piuttosto portare allo scoperto le intenzioni dei paesi industrializzati». In questo contesto, l’Europa, fino a ieri, si era già detta disponibile ad una riduzione del 30% dei gas a effetto serra.

Il documento che uscirà dal vertice, sarà poi la base, per la stesura dell’accordo che sostituirà, di fatto, il Protocollo di Kyoto, accordo mai sottoscritto dagli Stati Uniti.

La sessione negoziale, in corso fino a venerdì a Barcellona, è l’ultima opportunità per raggiungere un’intesa, che dovrà essere firmata alla conferenza internazionale di Copenhagen, in programma il mese prossimo. Intanto, la Campagna per la riforma della Banca Mondiale, lancia da oggi un blog, che accompagnerà questi temi fino alla conclusione della Conferenza.