Il potere ora in mano ad un "consiglio di stato" militare
I vertici militari appena sostituiti dal presidente hanno preso il controllo del potere. È l’ennesimo colpo di stato nel paese, l’ultimo era avvenuto nel 2005. Le elezioni del 2007 che hanno messo fine alla precedente giunta militare non hanno portato stabilità e democrazia. La pronta condanna di Bruxelles

Questa mattina la guardia presidenziale mauritana ha preso in mano il potere arrestando il presidente Sidi Ould Cheikh Abdallahi e il primo ministro Yahia Ould Ahmed El-Ouakef, in una residenza presidenziale nella capitale Nouakchott.
 
I militari hanno invaso le vie della città, senza ingaggiare nessuno scontro, e hanno bloccato tutte le trasmissioni televisive e radiofoniche. Hanno poi proclamato un “consiglio di stato” che ha preso il controllo del paese.
 
La reazione dei militari sembra essere stata innescata dalla decisione del presidente di destituire dal loro incarico alcuni vertici militari: Mohamed Ould Abdel Aziz, ex capo della guardia presidenziale, e due generali dell’esercito Mohammed Elghzwani e Felix Negri. Questa mattina Abdallahi li aveva sostituiti perché accusati di essere i manovratori della crisi politica in corso nel paese: lunedì 25 deputati e 23 senatori hanno annunciato le loro dimissioni collettive dal partito di governo, lasciando il presidente senza maggioranza. Ora a capo del consiglio si è autoproclamato proprio Abdel Aziz, dichiarando Abdallahi “ex presidente”; gli altri due generali dell’esercito sono stati reintegrati nelle loro funzioni.
Il paese aveva conosciuto le sue prime elezioni libere nel giugno 2007, che avevano messo  fine ad un periodo di due anni in cui il potere era stato in mano ai militari, dopo l’ennesimo colpo di stato nel 2005. Nonostante il giudizio positivo degli osservatori internazionali sullo svolgimento delle consultazioni, l’arrivo della democrazia non è riuscita a portare stabilità nel paese: nelle ultime settimane 69 dei 95 deputati che siedono nel parlamento di Nouakchott hanno votato una mozione in cui chiedevano le dimissioni del presidente Abdallahi, accusato di corruzione e malgoverno. La crisi politica si è quindi aggravata con l’uscita dal partito di maggioranza di 48 parlamentari, preceduta da un voto di sfiducia incassato dall’esecutivo.
La Commissione Europea ha condannato il colpo di stato che potrebbe mettere in discussione l’erogazione dei fondi stanziati per il quinquennio 2008-2013, 156 milioni di euro, e la politica di cooperazione in generale. Già nel 2005, dopo il colpo di stato, l’Ue aveva congelato i finanziamenti ripristinandoli solo dopo il rilascio dei prigionieri politici da parte della giunta militare.