Opinioni/ Italia e immigrazione
Reato di clandestinità e nuove tasse su permesso di soggiorno e richiesta di cittadinanza: le iniziative del governo in materia di immigrazione affermano di voler regolarizzare una situazione caotica, ma in realtà porteranno solo altra confusione. Rendendo gli stranieri ancora più alla mercè del lavoro nero e della precarietà. Le riflessioni di p. Claudio Crimi, missionario comboniano, responsabile dell’Associazione Comboniana Servizio Emigranti e Profughi (Acse).

Prince, studente di Scienze Politiche all’università la Sapienza, Roma, originario del Congo, ci ha comunicato pochi giorni fa di aver finalmente ricevuto il rinnovo del “permesso di Soggiorno” (pds) per cui aveva fatto la dovuta richiesta. Tutti felici gli battemmo le mani! “Ma” ci ha anche riferito “questo permesso di soggiorno scadrà il prossimo marzo 2009, perché l’ho fatto in marzo del 2008.” Un freddo glaciale cadde sul nostro entusiasmo! Aspettare un anno per ottenere un permesso di soggiorno di due mesi? Nell’era dell’informatica sembra ridicolo se non fosse tragico. Come si può aspettare un anno, per un documento a cui si ha diritto (è un rinnovo, per uno studente), e dopo aver fatto una trafila burocratica infinita, e riceverlo solo due mesi prima di doverlo rinnovare e incominciare un altro calvario burocratico senza fine?
Gli immigrati sono di fatto i “precari del permesso di soggiorno”.
Che dire della “nuova tassa” su questo fatidico pds che il governo ha imposto? La maggioranza degli italiani ignora che gli immigrati pagano già 214 € per ottenere il pds!!! Ora il governo vuole che paghino un’altro contributo, che potrebbe arrivare anche a 400 €, senza contare i 200€ in più già approvati per la presentazione della richiesta di cittadinanza. Una solenne ingiustizia fatta deliberatamente per rendere la vita impossibile agli stranieri. E, di fatto, la loro vita già difficile, diventa impossibile: senza lavoro, senza aiuti, senza documenti…
E’ ovvio che questa legge favorirà il lavoro nero e la criminalità. Senza pds non si può lavorare e non si ha denaro, quindi si è facilmente vittima dei criminali, degli usurai e del lavoro nero.
Quali gli effetti dell’approvazione del “reato di clandestinità”? Nefasti! Prima si propone il carcere per chi non è in possesso del pds. Ma le prigioni già piene non possono assorbire 600.000 persone in più per un semplice reato amministrativo, anche in considerazione delle spese che questo comporterebbe.
Il Governo ha rabberciata alla bell’e meglio la situazione e il carcere è stato sostituito con un’ammenda da 10.000 €. Ora se gli immigrati non hanno 214 €, figuriamoci 10.000€. Essi vogliono solo rispetto, dignità e lavoro.
Si è inoltre “scoperto” che ci sono almeno 400.000 badanti non regolarizzate (quindi i datori di lavoro le stanno facendo lavorare in nero). Non pochi hanno tremato: una loro eventuale espulsione o incarcerazione avrebbe provocato un disastro senza precedenti nelle famiglie italiane!
Durante il governo Prodi 750.000 datori di lavoro si autodenunciarono per far ottenere un regolare permesso ai loro dipendenti stranieri. Stanno ancora aspettando! Perché non regolarizzarli in modo che tutti paghino le tasse a beneficio dei nostri pensionati e dell’Italia?
Il 18° dossier CARITAS afferma che gli immigrati sono creatori di ricchezza, in quanto concorrono per il 9% alla creazione del Pil. Costituiscono inoltre una popolazione giovane, che per l’80% è composta da persone al di sotto dei 45 anni. Sono inoltre un’incredibile ricchezza culturale: parlano più di 150 lingue, mentre sono 146 le loro testate in lingua, tra giornali, radio e televisione, con circa 800 operatori. Ancora, assicurano un contributo economico rilevante ai paesi d’origine tramite le rimesse, ammontate, nell’anno 2007, a 337 miliardi di dollari.

Infine, concludono gli autori del dossier, espressioni del tipo “tolleranza zero sono più che abusate nel nostro paese, in cui l’inerzia dell’azione politica ha creato pericolose derive sociali”, mentre sarebbe preferibile parlare di “legalità, di impegno rigoroso per fare osservare le leggi e di senso di giustizia e solidarietà nella loro formulazione”. Ma l’uso delle parole è molto indicativo delle reali intenzioni politiche del governo italiano.

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