Comore

Quattro persone sono morte ieri in uno scontro nei pressi della base militare di Kandani a Moroni, capitale dell’arcipelago delle Comore, nell’Oceano Indiano, dopo che la polizia aveva arrestato un candidato dell’opposizione alla presidenza. I feriti sarebbero una decina.
Nel tardo pomeriggio, il ministro dell’Interno Mohamed Daoudou ha dichiarato che la situazione è tornata sotto controllo.

Il presidente Azali Assoumani – al potere con un golpe nel 1999 e che avrebbe dovuto lasciare nel 2021 – è stato dichiarato vincitore nelle elezioni anticipate del 24 marzo con il 60,77% dei voti. Gli osservatori delle missioni di monitoraggio africane hanno però affermato che l’elezione è mancata di trasparenza e credibilità, sostenendo così la protesta dell’opposizione, i cui 12 candidati hanno dichiarato ieri di non riconoscere la validità dei risultati del voto e di aver istituito un corpo chiamato Consiglio nazionale di transizione, presieduto da uno di loro, l’ex capo di stato maggiore Mohamed Soilihi, per rimuovere Assoumani dalla presidenza.

“La missione del Consiglio nazionale di transizione è risolvere la crisi post-elettorale, assicurare una transizione pacifica, preservare la pace, la stabilità e la coesione nazionale nel nostro paese”, ha detto Soilihi in una dichiarazione trasmessa su emittenti radiofoniche private e piattaforme multimediali. Nella dichiarazione, i candidati dell’opposizione hanno comunicato d’aver stabilito una scadenza (il 3 aprile) perché la votazione venisse invalidata. Altrimenti hanno chiesto la disobbedienza civile e uno sciopero generale a partire dal 4 aprile.

Dopo aver rilasciato la dichiarazione Soilihi è stato arrestato. La polizia ha anche preso in custodia più di una dozzina di donne che stavano protestando contro la rielezione di Assoumani. La base militare è stata attaccata poco dopo da un gruppo di uomini armati.

Fonti non identificate hanno riferito alla testata Voice of America che il gruppo avrebbe cercato di aiutare l’ex maggiore Faissoil Abdou Salam – condannato per tentato colpo di Stato e considerato prigioniero politico – a fuggire dal carcere della capitale.

La violenza di giovedì ha spinto l’ambasciata statunitense delle Comore e del Madagascar a ordinare al suo personale di lasciare le Comore.

Le Comore, con una popolazione di circa 850mila persone, è una delle nazioni più povere del mondo. Ha vissuto una serie di colpi di stato e tentati golpe dall’indipendenza dalla Francia, nel 1975. (France Tv / Voice of America)