Il petrolio riempie le casse dello stato, ma la popolazione vive ancora in povertà
Sarà l’attuale presidente Sassou Nguesso a vincere le presidenziali del 12 luglio: il risultato sembra scontato, nonostante altre 12 candidature. L’opposizione minaccia il boicottaggio: la Commissione elettorale è accusata di brogli. Come hanno confermato gli osservatori nelle elezioni del 2007 e 2008.

Il 12 giugno 2 milioni di congolesi potranno votare per il nuovo presidente del paese, scegliendolo tra 13 candidati. Ma difficilmente ci saranno sorprese: il risultato dello scrutinio vedrà la conferma per un altro settennato del capo di stato uscente, Denis Sassou Nguesso, al potere ormai da 25 anni.

Il governo di Brazzaville e la Commissione Nazionale elettorale (Conel) hanno assicurato che tutto è pronto, dopo che l’opposizione aveva denunciato errori nei registri elettorali. Il voto quindi si terrà, nonostante 6 candidati dell’opposizione e due indipendenti abbiano chiesto il rinvio del voto denunciano ritardi nella pubblicazione delle liste elettorali.

Quattro invece i candidati respinti dalla Conel, tra questi Ange Edouard Poungui, ex-primo ministro e membro del principale partito di opposizione, l’Unione Panafricana per la democrazia sociale (Upads). Questa decisione ha reso pesante il clima della campagna elettorale, tanto che il Partito congolese per l’alternanza democratica (Pad, all’opposizione) ha lanciato il boicottaggio del voto. Tra i motivi a sostegno di questa decisione anche la scelta del governo di non modificare la composizione della Conel, che in passato è stata accusata di frodi ed è considerata troppo vicina alla linea di Sassou Nguesso. Accuse denunciate anche dagli osservatori dell’Unione Africana, presenti alle elezioni legislative del 2007 e a quelle locali del 2008.

Anche se tesa, la campagna di avvicinamento al voto è stata piuttosto sottotono: poca la pubblicità, poca la propaganda, pochi i comizi. Stampa e giornalisti sembrano poco interessati, forse perché l’esito è dato per scontato. Società civile, soprattutto i giovani, e osservatori internazionali denunciano la troppa influenza di Nguesso. L’unico avversario in grado di contestargli il potere potrebbe essere Mathias Dzon, suo ex-ministro delle Finanze. Ma a Nguesso potrebbe bastare il primo turno per avere la riconferma al potere.

La tensione sociale cresce: nella capitale Brazzaville sono state organizzate marce pacifiche per manifestare contro il voto, mentre il governo ha deciso per il 12 il dispiegamento di 17mila agenti in tutto il paese, nel timore che possano esserci scontri ai seggi.

Un timore fondato anche sulla base del malcontento sociale: l’economia del paese, tra i primi fondi pubblici  (inchiesta più volte bloccata, e ripresa nel dicembre 2008), è riuscito a ridurre il peso dell’opposizione, anche colpendo attivisti per i diritti umani.