La strage annunciata
Scompaiono a centinaia nei fondali del Mediterraneo. E il governo si preoccupa della linea della fermezza e non di salvare anche una sola vita umana. Si ripristini subito “Mare Nostrum” e la si finanzi con i soldi destinati agli F35.

Doveva e poteva essere evitata l’ennesima tragedia in mare nel Canale di Sicilia, che domenica scorsa ha causato la morte di oltre 300 profughi, morti mentre tentavavo di arrivare in qualche modo sulle nostre coste. Tragedia già conosciuta come la “strage dei gommoni”. Il numero dei morti è aleatorio, perché non si sa neppure con certezza quante persone siano scomparse. E quando si dà qualche cifra rimbalza senza memoria e vergogna su un’opinione pubblica preoccupata d’altro. Quindi morti senza peso specifico. “Inutili”, se non per una commozione di breve durata.

Quanto è successo dimostra l’insufficienza dell’operazione europea “Triton” che ha compiti ristretti al pattugliamento delle acque territoriali italiane (non oltre le 30 miglia dalla costa), ma non prevede interventi di soccorso in mare, né assistenza umanitaria. Lo scopo non dichiarato di “Triton” appare abbastanza chiaro: risolvere la questione drammatica delle migrazioni nel Mediterraneo semplicemente ignorandola.

Non è certo, ma è probabile che le vite di queste centinaia di persone potevano essere salvate, invece, se fosse ancora operativa l’iniziativa “Mare nostrum”, autorizzata a intervenire in acque internazionali e a portare i soccorsi. Ma l’iniziativa italiana è terminata il 31 ottobre 2014, anche se fino al 31 dicembre è continuato un presidio nel Mediterraneo della Marina militare.

Lo diciamo apertamente: non è giusto che siano gli uomini delle motovedette della guardia costiera a condurre simili operazioni in futuro, senza nulla togliere al loro impegno, dimostrato salvando numerose vite umane nonostante le condizioni metereologiche proibitive. Ma con l’arrivo della primavera aumenteranno i viaggi sui barconi e crescerà il rischio che si ripetano tragedie come quella di domenica scorsa, o del 3 ottobre 2013 (con 366 morti) e di altre ancora.

Chiediamo che il governo italiano ripristini con urgenza l’operazione Mare nostrum. Operazione interrotta perché ritenuta troppo dispendiosa: costava 9 milioni di euro al mese contro i 3 milioni necessari per mandare avanti l’operazione “Triton”. Il suo rifinanziamento non dovrà pesare sul bilancio della spesa pubblica sociale ridotta all’osso per la crisi economica e che ha portato a pesanti tagli su sanità, impiego, istruzione ecc. Riteniamo, invece, che si possa e si debba guardare nella direzione delle ingenti spese militari. Ci si allarma per un aumento di poche decine di milioni di euro in più che andrebbero a salvaguardare la vita di profughi in fuga da dittature, guerre e da situazioni di disagio sociale ed economico. Ma non si batte ciglio quando si tratta di sborsare miliardi per costruire aerei bombardieri F35, al costo di 135 milioni di euro ciascuno. Sono strumenti di morte ideati per operazioni offensive e quindi contrari a quanto stabilisce il testo della nostra Costituzione dove si dichiara esplicitamente che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione dei conflitti. Riduciamo queste spese assurde per convogliare risorse a sostegno di soccorsi umanitari e impedire altre tragedie in mare.

Se non fosse possibile ripristinare immediatamente “Mare Nostrum”, che almeno si riattivi subito quel presidio della Marina militare operativo fino al 31 dicembre e che prevedeva una nave più altre tre di minore stazza.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi afferma che il problema da affrontare è la Libia, paese completamente fuori controllo, da dove partono la maggior parte dei barconi di profughi verso la nostra penisola. È chiaro che la guerra civile che da anni devasta la Libia spinga a trasformare questo paese in un vero e proprio hub mondiale di approdo e di transito per centinaia di migliaia di persone. Ma ci opponiamo a soluzioni di tipo militare in sintonia con quanto dichiara l’appello firmato da Angelo del Boca e Alex Zanotelli No ad una seconda guerra in Libia. A fronte del clamoroso insuccesso dell’intervento militare in Libia di tre anni fa che ha causato la distruzione dello stato e innescato un processo di conflittualità estesa a tutto il territorio, chiediamo che il governo italiano, in coordinamento con altri paesi europei, si impegni a favore di una soluzione politica, tentando di aprire un tavolo di trattativa.