Editoriale luglio-agosto 2015

Se la Pacem in terris di Giovanni XXIII era rivolta a tutto il «mondo cattolico e a tutti gli uomini di buona volontà», la nuova enciclica Laudato si’ di papa Francesco intende rivolgersi «a ogni persona che abita questo pianeta». Per questo è scritta in un linguaggio semplice e narrativo, a volte poetico, perché ci sia più facile capire che siamo di fronte a una sfida epocale: «Il grande deterioramento della nostra casa comune», la terra. Che non è un fenomeno naturale, bensì causato dall’attività umana.

Colpevole principale: l’attuale modello di sviluppo economico basato sulla massimizzazione del profitto, il mito del progresso materiale illimitato e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Papa Francesco offre in sintesi il risultato di studi di ricercatori e scienziati che mostrano gli effetti deleteri di questa sistema: il surriscaldamento del pianeta, la perdita di biodiversità, l’inquinamento dell’acqua, dell’aria e del terreno, l’impoverimento del patrimonio ittico dei mari, la deforestazione nelle zone umide, ecc. Deterioramento dell’ambiente – sottolinea con forza il papa – che colpisce in modo speciale i più poveri. I quali non hanno mezzi e risorse sufficienti per fare fronte al funesto impatto di cambiamenti climatici dovuti al surriscaldamento globale.

Con la pubblicazione di Laudato si’ Francesco intende anche lanciare un messaggio in vista della Conferenza dell’Onu sul cambiamento climatico, prevista a Parigi a fine novembre: la comunità internazionale arrivi a prendere vincolanti decisioni per una sostanziale riduzione di emissioni di gas serra e l’adozione di politiche energetiche basate su fonti pulite e rinnovabili.

L’enciclica è un pressante invito a non perdere altro tempo se l’umanità vuole «uscire dalla spirale dell’autodistruzione». È questa l’ora di agire. Con un «approccio integrale: per combattere la povertà, restituire dignità agli esclusi e, nello stesso tempo, prendersi cura della natura», mirando all’attuazione di uno sviluppo sostenibile ed equo.

Le sfide davanti a noi sono gigantesche. Papa Bergoglio ci incoraggia ad affrontarle con fiducia. In particolare, fa appello alla coscienza di ogni cristiano che nella fede può trovare le motivazioni profonde per un’ecologia integrale, dove si possa realizzare il sogno del Poverello di Assisi che «visse in armonia meravigliosa con Dio, con sé stesso, nella fratellanza con tutto il creato».

È necessario, però, che il documento di papa Francesco, certo la più progressista delle encicliche sociali, sia fatto conoscere a ogni credente e a tutte le comunità ecclesiali. Ci auguriamo che il testo di Laudato sì’ venga distribuito capillarmente nelle parrocchie per diventare oggetto di studio e riflessione anche comunitaria. Che i consigli pastorali parrocchiali ne discutano e che la comunità ecclesiale si interroghi sull’impatto ambientale di attività umane economiche e commerciali locali sul suolo, l’acqua e l’aria, e sulle possibili conseguenze sulle economie dei paesi più poveri del pianeta. Vengano indicati piani di azione capaci di coinvolgere singoli e comunità parrocchiale per la cura dell’ambiente e la giustizia. L’istituzione di commissioni di giustizia, pace e salvaguardia del creato a livello diocesano e parrocchiale (che dovrebbero già esistere…) sarebbe segno di una volontà concreta della Chiesa di quella «conversione ecologica» tanto auspicata dal papa.

La nostra speranza è che dell’enciclica di papa Bergoglio tengano conto i nostri vescovi nella celebrazione del Convegno nazionale della Chiesa italiana, in programma a Firenze a novembre. Nel piano pastorale per i prossimi dieci anni, che emergerà dal convegno, dovrebbero uscire linee guida capaci di sostenere i credenti a concretizzare il loro impegno per la giustizia ambientale e sociale.

A settembre si svolgerà a Roma il XVIII Capitolo generale dell’istituto comboniano. Omettere in quella sede di prendere in seria considerazione la sfida che papa Francesco ci lancia con la sua enciclica, significherebbe rinunciare a una formidabile opportunità di rinnovamento spirituale e missionario, di cui parte integrante è la «rivoluzione culturale» – parola del papa – da portare avanti insieme a tanti fratelli e sorelle nel mondo, di varia estrazione e credo religioso, impegnati nel faticoso cammino di costruzione di un nuovo modello di sviluppo equo e sostenibile.

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